03/03/2005

Prendete Sparklehorse, Goodmorningboy, Iron & Wine e uno a caso tra Devendra Banhart, Nick Cave e Beck. Chiudeteli tutti insieme in una stanza satura di fumo, con le pareti vagamente psichedeliche. Dategli una sola chitarra acustica ed un campionatore. Aspettate due giorni e poi tornate a vedere cosa hanno combinato. Se non si sono uccisi tra loro, avranno tirato fuori qualcosa che si avvicina alla musica degli Herself. Messa in questo modo, sembrerebbe un gran casino, in realtà è tutto estremamente semplice.

Intendiamoci: nessun capolavoro all'orizzonte, ma questo disco è indubbiamente qualcosa che merita attenzione, perchè Gioele Valenti, l'uomo che tiene in mano la chitarra e scrive le canzoni, è davvero uno che ha gusto. Nel suo esordio per l'etichetta Subcasotto, mette in fila nove canzoni piccole piccole, che se non stupiscono, poco ci manca. Un folk intimo e notturno che si sporca nel lo-fi, rovesciando frammenti di canzone d'autore in un pop estremamente cupo. Lancinanti melodie, sussurrate con la voce roca e timida di un cantautore decadente. Un suono scarno ma sensuale, capace di creare ambienti angoscianti eppure estremamente accoglienti. La forma canzone che incontra il romanticismo e si sfoga su una chitarra arpeggiata e strimpellata. Qualche incursione nella ballata rock, immediatamente sporcata dal rumore. Un elogio al minimalismo acustico, addolcito da grande timidezza compositiva. Peccato per la pronunciata tendenza ad abbandonarsi all'indie rock americano, quello più dimesso e afflitto. Resta però l'impressione di un talento in grado di guadagnare uno spazio importante. Fossi in voi, lo ascolterei.

Commenti (1)

  • Marcolino 15/07/2006 ore 17:24 @marcolino

    è bellissimo questo cd :D
    ve lo consiglio....:)

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