07/08/2017

Nome bislacco per una band che fa dell’allegria il proprio punto di forza, realizzando un album trascinante, tanto da rispecchiare quanto accade dal vivo. Si scorge una folla casinista ed empatico trasporto all’ascolto di brani folk, dai testi nazionalpopolari; canzoni impulsive, orecchiabili trasmettono compattezza e fiducia nel proprio progetto. In apertura ai live dei Tre Allegri Ragazzi Morti e de Il Pan del Diavolo, il gruppo friulano ci dice che la ribellione è cosa dolce e giusta, se c’è di base l’allegria. Che sia questa allora la sostanza di una nuova forma di folk song?


Così eccoci qua ad ascoltare slanci di vita intrisi di ottimismo sotto l’ombrellone, quando “Il sole da solo” ci riempie di libertà e desiderio di luoghi distanti. Il folk lascia il passo ad un rock più sfumato che, attraverso passaggi corali e ritmicità stradaiole, suggerisce di guardare sempre il lato positivo delle cose (“Bon”), di mettersi in viaggio lungo “Binari” alla volta del sogno, di perdersi nel “Blu” profondo di una notte insonne, in cui il respiro batte ritmico col pulsare delle stelle alla luce della luna (“La danza della luna”). Lo stesso respiro di chi vuole divertirsi e stare bene insieme (“La canzone del sorriso”). È l’ultima parte, diciamocelo, a risultare noiosetta, declinando scrittura e melodia in un tempo troppo lungo oltre il quale ci si perde in virtuosismi e minor immediatezza.


Dunque un prodotto che regala empatia e gode di gradevole calore melodico entro la tradizionale grammatica del folk rock e del pop. Il tutto fatto col cuore e con semplicità. Ultime parole di slancio per una band così vitale da far ballare pure “il morto sulla cassa”.

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati