12/09/2017

Chi bazzica dalle parti del rock più estremo conoscerà senz’altro Giorgio Trombino per la sua militanza in gruppi ultrarispettati come gli Haemophagus - marcissimo death/grind che stende i vivi e risolleva i morti - o come gli stoneriani Elevators to the Grateful Sky, che hanno gran volume, gran stile e soprattutto gran suono. Ma Giorgio Trombino è anche quello degli Smuggler Brothers, jazz strumentale di alto livello: un po’ poliziottesco per le masse, un po’ b-movie per intenditori.

Ecco. Dimenticatevi tutte queste band.

Perché se pensate alla biografia, rischiate di rimanere a dir poco sconcertati di fronte a “Sono-Mama!” di Furious Georgie. Se in versione metal ha la vocalità terrorizzante di uno zombi in libera uscita nel mondo reale, in modalità solista Trombino ha il timbro fresco e gentile di un Andrew Bird un po’ più underground, che - va da sé - di furioso non ha proprio nulla. Ma è la stessa persona? Pare di sì e non ci sarebbe nulla di che stupirsi. Semmai, a colpire davvero è l’evoluzione che il progetto Furious Georgie compie con questo secondo disco, più eclettico, maturo e interessante rispetto al precedente “You Know It”.

Il bell’inizio “Jubilee” va su di giri come degli Akron/Family in una festa folk per fricchettoni fuori dal tempo. “Down to the Belice Valley” è un country che si appoggia su un giro di accordi standard e che emerge grazie a un arrangiamento brioso e molto fluido. “Let Me Sit You Down” va di distorsioni e controtempi, riuscendo a tirare fuori una filastrocca di umore variabile e di qualità garantita. “Strange Windy Day” è una canzone per voce e chitarra acustica che oscilla tra Sufjan Stevens e certe musiche di Bonnie “Prince” Billy. Il top arriva con “What About The Buzz?”, brano mutante che unisce il meglio degli anni Sessanta (le melodie leggerine e un po’ sghembe) con il meglio dei Settanta (le robuste divagazioni di psichedelia chitarristica). “Sono-Mama!”, insomma, rischia di disorientare chi ha poca pazienza e attenzione, ma Furious Georgie merita di essere ascoltato perché ha un'ispirazione notevole. Tenetelo d’occhio.

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