31/07/2017

Come nelle tasche delle giacche capita molto spesso di ritrovarsi biglietti di autobus usati, scontrini, accendini e monete, così in questo disco capita di trovarci un sacco di vecchie ma sempre costanti emozioni generazionali come l'amore e la voglia di fuggire altrove.

I Pulsatilla sono 4 ragazzi con le idee confuse sul mondo ma chiare se si parla di musica. Il nome è lo stesso della pianta omeopatica e analgesica che guarisce i malanni di stagione e probabilmente i dolori provati dai 4 componenti della band sono stati simili o molto forti da indurli a dar vita a un album di 7 tracce in cui la protagonista assoluta risulta essere la Signora Malinconia. I contenuti musicali sono tutti molto curati, il disco è piacevole dal primo all'ultimo ascolto, i testi non sono certo una novità ma hanno una loro logica personale differente da tutto il resto.

"Euritmia" tocca leggiadra una serie di turbamenti con un costante sottofondo allegro “Emigrerò / Non posso stare qua / E mi dirò / Che starò bene là”, un altro colpo secco di 'felicità' arriva da "La Ballata di Morfeo" (“Mi perdo / Tra colline immaginarie / In un tramonto senza fine / Perché fa male la realtà.”) Il forte desiderio di infinito si scontra con la consapevolezza di essere mortali anche in "Tempo Stretto" (“Il tempo non è mai abbastanza / Per dire di non essere felice / Il mondo è un posto profondo / Dove chi vive è già morto / Morto come la luce di questo inverno profondo.”) "Sconosciuta" e "Psora" hanno testi che sono sì figli della malinconia ma che il gruppo spiega da un punto di vista diverso, infatti non hanno mai un fine distruttivo ma piuttosto elaborano un senso di vuoto. La vera anima del gruppo esce anche in "Outro" che è l'ultimo pezzo del disco: si tratta di un brano totalmente strumentale perché a volte le parole non sono sufficienti e le note da sole riescono a comunicare perfettamente ogni sensazione. Questa traccia è l'espressione di un dialogo quanto mai intenso tra i quattro.

 

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