27/11/2017

Un vortice di sensazioni scure e dense che portano a precipitare in un abisso post-punk: il primo album degli SKoM (dopo il buon debutto con l’ep “FünF” nel 2015) è ricco di acidità, cupezze dilatate verso il fondo dove c’è sempre meno luce, folli rincorse lungo sezioni ritmiche e, su tutto, un evidente retaggio new wave che abbraccia l’intero disco. “Chi odi sei” gira intorno all’Odissea, ispirata dai tanti personaggi che ne popolano la trama, per sottolineare quanto l’odio e la violenza siano presenti in ogni uomo. Dall’evocativa ballata sulle onde di “Arpìe” allo scivolare secco e nervoso tra i synth di “Penelope”, dal beat ipnotico e suadente di “Sei chi odi” alla morbidezza sintetica di “Scilla” che sembra aprire parentesi di dolcezza sfilacciata lasciando esplodere solo per poco momenti di rabbia industrial: un brano dopo l’altro le voci di Ester Santacroce e Gianluca Grementieri si alternano in interpretazioni ora profonde, ora scarne e decisamente più ruvide, per un risultato complessivo che spesso ricorda da vicino la scena alternative italiana degli anni ’90 ma con una precisa collocazione nel contemporaneo.

Gli SKoM, seppure agli inizi, hanno ben chiaro in mente dove vogliono arrivare, e come arrivarci: maniere personali di costruire scenari e un’attitudine punk che sa quando venir fuori in pieno e quando lasciar solo lo spirito irriverente, per un disco d’esordio che contiene parecchi spunti piacevoli e sa come insinuare interesse in chi ascolta.

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La recensione SKoM - Recensione - Chi Odi Sei di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 19/07/2019

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