10/10/2017

Il post rock dello Zoo di Berlino, il cantautorato visionario di Ivana Gatti. Inevitabile che un giorno si sarebbero incontrati, che avrebbero percorso la stessa strada. Sulla base di alcuni elementi facili da convergere: da una parte un trio che non ha mai nascosto la volontà di spingersi oltre (leggasi l’attrazione fatale per il prog, le derive poliziottesche, l’interesse per il math-rock), dall’altra una voce che ha già avuto tempo di collaborare con la crema dell’indie tricolore, dagli IG ai Csi e ai Marlene Kuntz, passando per l’ultimo Claudio Rocchi. “Stereocosmica” è il risultato di un incontro, di uno scambio, di un riconoscimento reciproco, il tutto mediato dal co-produttore Gianni Maroccolo. Il cui primo obiettivo, facile presumerlo, è stato quello di non snaturare le due parti in campo, di proporre loro un cammino comune. Un obiettivo raggiunto.

Lo Zoo di Berlino segue Ivana Gatti ovunque vada: quando, con la sua voce tagliente – e al tempo stesso pulita – si inerpica dalle parti di un efficace elettropop, quello di “L’oggetto oscuro” o di “Cadono i miracoli”, all’interno delle oscure lentezze di “Confusione”, tra le (presunte) leggerezze di “Lyonne” o nel mezzo della tensione di “Postumano”. Il combo marchigiano ci mette del suo, a cominciare dallo spessore del basso, senza dimenticare i colori disegnati delle tastiere e la concretezza delle percussioni, mantenendo intatta la voglia di sperimentare, riversata nell’intrigante strumentale “T(h)ree meteos”. Il filologo Marcello Ravesi collabora con Ivana Gatti alla stesura dei testi, mentre Franco Battiato e Manlio Sgalambro sembrano vigilare dall’alto: a dimostrarlo la cover di “Tra sesso e castità”, degna conclusione di un album a dir poco riuscito.

 

 

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