15/05/2017

"Giovane giovane" l'abbiamo ascoltata e cantata tutti, i quattro milioni di views su YouTube lo testimoniano. Adesso Laioung ripropone, a un anno di distanza, lo stesso album con una decina di brani in più: questo è "Ave Cesare: Veni Vidi Vici".

Dalle produzioni agli arrangiamenti, passando per ritornelli, strofe e missaggio tutto è opera della visione del giovane leone (il nome Laioung nasce infatti dalla crasi di Lion e Young, come ci ha raccontato in questa intervista); l'uso della voce è consapevolissimo, il carisma nel raccontare la propria vita e le proprie speranze, la genuinità e l'arroganza tipica del ventenne che utilizza motti iconici alla "6000€ o non vengo", "quando sono nel club faccio quello che voglio", soltanto due della serie di banger da club contenuti nell'album.
Altro grande unicum è una certa coscienziosità: dalla difesa ambientalista passando per una spiritualità che sempre crede saldamente nel destino e nella bontà, Laioung si schiera spesso contro l'uso di stupefacenti e lancia messaggi di positività, ben lontani da quello che sono gli stereotipi del genere.

Nonostante tutto l'hype che il giovane imperatore si porta addosso, sicuramente ci sono tante qualità che devono ancora affinarsi: la penna può e deve migliorare, molto spesso infatti questa non colpisce e non lascia in mente nulla più che brevi slogan. Anche solo considerando "Giovane giovane", non si può non notare la disparità con la scrittura di Izi o Tedua rispetto al loro compagno, che si limita a parlare di una "cultura [che] è profonda" e che però difficilmente si mostra nell'intero progetto. Allo stesso modo, c'è molto da lavorare ancora sulle produzioni. Seppure con alcune eccezioni, il susseguirsi di batterie tutte troppo uguali porta i brani ad assomigliarsi un po' tutti. Le ragioni sono da ricercarsi forse anche nella veloce lavorazione subita dal disco, di appena due settimane.
Nonostante quindi ci siano brani ottimi come "Vengo dal basso" (con un pregevole Guè Pequeno), "48 ore" e "Fuori (Je so' pazz)" (omaggio a Pino Daniele), "Ave Cesare: Veni, Vidi, Vici" non aggiunge nuovi argomenti al discorso dell'imperatore. Quello che è certo, comunque, è che Laioung ha tutte le carte in tavola per fare bene. Ora che da nomade è in pianta stabile a Milano, l'auspicio e vederlo lavorare a un disco in modo meno frettoloso e dimostrare così tutte le potenzialità che certamente ci sono: dalla sua ha un'internazionalità che nessuno ha davvero mai avuto in questo genere in Italia e un'esperienza sulle spalle che, rifinita, può scardinare molti cliché di questo rap italiano e trasformare una pietra grezza in un bellissimo diamante, per far quadrare il cerchio, viste le origini sierraleonesi del producer. 

Commenti (2)

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  • alia 7 giorni fa @alia76

    disco bellissimo

  • Fabrizio Zanoni 6 giorni fa @australiadomani

    La più colossale cagata trap del 2017 impreziosita da testi per ritardati mentali. Nemmeno alle elementari sviluppavo pensierini così basici.

    "Merda pressata che a quanto pare piace, e andrebbe messo dentro per circonvenzione d'incapace" cit.

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