Roberto Frattini Little Domestic Ghosts 2017 - Rock, Psichedelia, Blues

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Incontro tra tradizione e innovazione particolarmente riuscito. Un blues filtrato in chiave attuale non semplice da mettere in pratica

La voce filtrata, le corde della chitarra annodate sui pedali, la sensazione di sentire musica antica arrivata ai nostri giorni con il teletrasporto, senza evoluzione dal punto di vista strutturale e del mood, ma truccata con suoni moderni.

È questo "Little Domestic Ghosts", secondo album del bluesman campano Roberto Frattini, un mondo sonoro tra vintage da strada e presente statico, dove ogni nota suona di oggi ma in realtà è vecchia come le rocce desertiche. Frattini è un buon chitarrista, sia in arpeggio che nella misura degli assoli. Saper dosare la chitarra è sempre dote rara: il gusto dell'assolo blues, spesso, più lento e scarno è più fa godere. Quel che conta è il calore del suono, e in questo disco la temperatura è decisamente alta.

Non solo neo-classicismo blues in "Little Domestic Ghosts", ma anche una sorta di psichedelia e tradizione partenopea che arricchiscono il bagaglio musicale della scaletta, pezzi come "Hounted House Blues" e "Devil Got My Woman", hanno la teatralità dei pezzi lenti degli Stonese quell'incipit mandoline style che riporta subito la mente a Mergellina e a Pino Daniele, una combo stupenda.

Poi ci sono gli accenni a quel Jack White mai sopito che già nei primi anni con gli White Stripes si prendeva i momenti onoanistici con l'acustica e cantava triste pezzi apparentemente filastrocche, in "Meat Shakin' Woman" e "Careless Love" Roberto Frattini butta tristezza a palate su tappeti leggeri velati di nostalgia tipicamente blues, un'attitudine dura a morire per certi cantautori sudisti. Elettronica pesata al milligrammo nell'iniziale "Rattlenake Blues" e in "Hard Times Killing Floor", le ritmiche che si stropicciano, riecheggiano e si sintetizzano; il segno della mano futurista sui giri di corde in bianco e nero, quel ponte difficile da immaginare, che Frattini riesce a rendere credibile per tutto questo suo lavoro.

I piccoli fantasmi domestici sparsi nelle case di tutti non possono che essere apprezzati se la loro presenza porta alla creazione di opere come questa. Incontrare l'anima di un vecchio suonatore di banjo dell'Illinois e chiedergli se gli fa piacere registrare ciò che sta suonado su un beat elettronico e atmosfere dream-country è da sfacciati irrispettosi, ma è proprio per questo che Roberto Frattini ha fatto centro.

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La recensione Little Domestic Ghosts di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2017-10-03 09:00:00

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