18/09/2017

Nel caso stiate cercando un appiglio per focalizzare al meglio il progetto musicale di Alberto Nemo vi suggerirei di partire dalla colonna sonora di Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, e più esattamente da quel memorabile tema di Jocelyn Pook che accompagnava la scena madre dell’orgia. Questa premessa perché fondamentalmente il lievito madre dal quale si sviluppavano le cupissime elucubrazioni sonore in reverse del musicista veneto (stiamo parlando del suo debutto “6x0” datato 2016) sembrava essere più o meno lo stesso utilizzato dalla compositrice britannica: cioè un’attrazione fatale verso certe sonorità palindrome governate dal dualismo luce/tenebre, vita/morte, bene/male, sogno/realtà; che poi, detta così, non è che la faccenda risulti di per sé particolarmente rivoluzionaria, se non fosse per il fatto che a questo giro, invece, le nuove composizioni di “6x0 Live (vol.1)” tramutano tale attrazione in una rinnovata e più ambiziosa forma d’espressione artistica che travalica la mera forma canzone per lambire le sponde nobili di cinema, teatro, musical e letteratura.

Registrato durante un concerto nel salotto letterario della comune artistica Dimora di Rovigo il secondo album di Alberto Nemo è a tutti gli effetti un’opera dark, nel suo guardare alla lirica dagli anfratti corvini del buio più denso, che si muove sui binari di un’accademica improvvisazione le cui trame narrative sono affidate alla potente voce camaleontica di Nemo (vi basti l’ascolto di “Vortici”) e agli archi scenografici di Guido Frezzato.
Al contempo carnale e spirituale, fantasmatico e sanguigno, tragico e romantico “6x0 Live (vol.1)” deflagra una carica di sacralità immaginifica tutta sua, che affratella dentro la stessa bellezza cattedralesca le visioni arcane dei Dead Can Dance (“In Somnem”, “Non posse non finire”) certo neoclassicismo gotico all’italiana (gli Ashram di “Lucertole”, “Se(m)mai”), varie mestizie sinfoniche à la Lacrimosa sparse qua e là e una pervasiva fascinazione verso il requiem, la musica liturgica in generale e la poesia minimalista; Il tutto, peraltro, sublimato dall’accordatura aurea degli strumenti e da una registrazione completamente priva di “contaminazioni” da post-produzione.

Non lasciatevi spiazzare da un fugace ascolto approssimativo che potrebbe indurvi a ipotizzare una specie di bizzarro musical gotico scritto da Riccardo Cocciante e inscenato da Diamanda Galás, perché qui i riferimenti sono ben più ampi, colti e diversificati: consideratelo piuttosto un generatore di pathos a ciclo continuo, una spirale dantesca d’amore e disperazione vivamente sconsigliata a tutti coloro per i quali la vita è tutta rose e fiori.

Commenti (1)

  • Silvana Sala Vanni 20/08/2018 ore 23:01 @bianchiivan

    Ringrazio l'insonnia, che ha guidato il mio zapping su una replica notturna di Musicultura 2018...sono rimasta folgorata dalle sonorità e dalla voce di Nemo. Grande scoperta.
    Originalissimo intreccio di musica antica e moderna in cui risuona una vocalizzazione molto evocativa. Gran bel lavoro! Bravissimo!!!

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