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Descrizione a cura della band

Luci ed ombre sono spesso parole ricorrenti nella cultura musicale, soprattutto di chi vuol giocare anche con il sacro ed il profano, il bene ed il male. Alberto Nemo sembra aver vissuto e poi riportato nel suo secondo album un mondo a parte.
Era il 2016 quando Alberto pubblicava su Bandcamp “6x0”. Un album intimista e sperimentale di canzoni riprodotte interamente in reverse, quasi volesse celarne la loro essenza. Questi brani, dalle sonorità palindrome, ricordavano il sound della famosa traccia della compositrice britannica Jocelyn Pook - composta per la colonna sonora di Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick - nella celebre scena dell’orgia.
E’ il 2017. Esce per Dimora Records “6x0 Live (Vol.I)”.
I 6 brani che compongono la “suite” - estaticamente in bilico tra musica classica, musica sacra e suggestioni dark - hanno la capacità di immortalare un mood in cui si vaga nel buio ed a tratti si viene abbagliati ed accecati, grazie alle sferzate dell’affascinante voce di Alberto. Una voce che muta agilmente nel volume e nel colore, passando dal sussurrio di versi quasi impercettibili al forte canto vibrato, sino a raggiungere apici drammatici nei fortissimi acuti.
E’ un continuo (di)vagare attraverso un infinito buio lucente. E’ un continuo annegare la mente all’interno di liquidi fluttuanti nello spazio, in mancanza di gravità. E’ un continuo ultimo profondo respiro. E’ un continuo pianto, una culla di pace eterna.
Il disco - registrato durante un concerto nel salotto letterario della comune artistica Dimora di Rovigo - è una splendida “istantanea” live in cui trovano spazio l’improvvisazione (a tratti totale) ed uno spirito “anarchico”, contrapposti ad un’attitudine che sa di jazz ed avant-garde, non tanto per le sonorità, quanto per l’approccio libero e spontaneo.
Nell’occasione Alberto Nemo si fa accompagnare alla viola da Guido Frezzato. Arabeschi d’archi e riverberi fanno suonare il disco come se ci fosse un’intera orchestra.
L’intonazione degli strumenti segue l’accordatura aurea, il “la” centrale è a 432 Hz. Un’opera d’altri tempi che, in controtendenza alla maggior parte dei dischi odierni, non vanta alcun tipo di editing in post-produzione ad intaccarne l’autenticità.
Nonostante le liriche siano composte da brevi ed essenziali poesie minimaliste a verso libero in lingua italiana, il lavoro di Alberto rimane di stampo prettamente internazionale.
La copertina del disco è una realizzazione della visionaria artista e fotografa Ivana Galli.
Un disco che fa pensare a This Mortal Coil e Dead Can Dance, ma anche al più intimo Jeff Buckley. Riferimenti alti ma altrettanto riduttivi. Il linguaggio espressivo di Alberto Nemo è talmente personale ed “immateriale” da render difficile qualsiasi accostamento. Aspettando il secondo volume del disco ed un EP di cover di Fabrizio De Andrè, entrambi in uscita nei mesi prossimi.

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