07/11/2017

Volumi altissimi e giri di basso funambolici, a tratti folgorati. I FatSoul con l’album d’esordio "Homo Ebetis" danno prova della loro necessità di parlare al mondo per mezzo della loro, matura, musica strumentale. Una necessità che trova sfogo grazie ad un lavoro che non nasconde la carica con la quale è stato realizzato.
Otto pezzi strumentali di granito, capaci di diventare frenetici ma che restano fino alla fine credibili, mai inutili. Nonostante la carica esplosiva dei primi tre pezzi tenda ad esaurirsi nei brani successivi, "Homo Ebetis" è un lavoro ben realizzato. Cura nella ricerca dei suoni e grande unione tra le tre diverse anime che compongono il gruppo, emergono chiari da questo lavoro che rimanda ai primi What a Funk. La visceralità con la quale ogni strumento è stato suonato accompagna la mente attraverso un viaggio in un’atmosfera primordiale di certo simile a quella nel quale "Homo Ebetis" è stato pensato e partorito.
Con la speranza che la potenza impressa nel disco venga onorata ed espressa anche dal vivo, teniamo d’occhio i FatSoul che con questo loro primo lavoro sono riusciti a stupire ed incuriosire non poco. La scena underground del 2018 può aver bisogno di loro.

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