13/11/2017

Uno dei fenomeni interessanti da analizzare in musica è l’accostamento di generi musicali tipici di certe zone geografiche su artisti provenienti da altre ad esse non collegate e con tradizioni musicali completamente diverse.

Floating Trip”, primo album del trio BowLand, è un esempio contenente queste peculiarità. “Floating Trip” quindi, nonché traduzione di viaggio fluttuante, nasce da due punti geografici di partenza: l’Inghilterra per il genere musicale di base proposto, il trip hop, e l’Iran come paese originario dei tre componenti dei BowLand, Pejman Fa, Saeed Aman e Lei Low. Dove l’incontro dei due percorsi si è materializzato effettivamente è invece la Toscana, Firenze per la precisione, città dove ognuno dei tre si è uno alla volta trasferitosi. Dopo un po’ di anni in Italia, questi tre ragazzi propongono dunque un album decisamente composito e pensato a lungo tanto da raccogliere undici tracce in ben quarantanove minuti di ascolto.

Percorrendo ognuna delle tracce non è solo del trip hop quello che spunta dalle composizioni: ambient, IDM e percorsi più acustici dove la chitarra di Aman viene inseguita dalla prima voce, quella femminile di Low, e dalla back maschile di Fa. Tra melodie più pop come quelle del singolo “Don’t Stop Me” e altre più etniche come in “Boof” vengono proposte anche percussioni di natura più popolare come lo scacciapensieri in “Accidents” ed un didgeridoo digitalizzato in “It’s All Grey”.

Il viaggio di “Floating Trip” è in sostanza una traversata esplorativa su di una piccola barca ancora alle prime esperienze di viaggio all’interno del mare ondoso del trip hop, un genere così tanto variegato e differenziato stilisticamente tanto da offrire, come nel caso dei giovani BowLand, una serie molteplice di punti d’ispirazione passando da una digitalizzazione dei suoni più marcata in stile Faithless, all’esperienza vocale di Margaret Fiedler dei Laika sino alle tastiere degli Archive (riprese nella traccia “Green Twilight”).

Sembra interessante come l’esperienza italiana abbia potuto rivoluzionare le culture musicali di tre giovani ragazzi iraniani cresciuti tra la dance persiana e la millenaria musica classica mediorientale.

 

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