Squid to Squeeze Dada Is Not Dead 2017 - Indie, Elettronica, Shoegaze

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La stravaganza e l'ironia di certo non mancano a Jacopo Gobber

Chiamare in causa il Dada, termine simbolo di una corrente artistica che ha stravolto tutti i canoni artistici ed estetici all'inizio del secolo scorso, potrebbe essere una mossa azzardata. Ma la stravaganza e l'ironia, di certo, a Jacopo Gobber non mancano. Dopo un ep d'esordio rumoristico, ambient e sperimentale, al limite del glitch, in cui però già risiedevano anche il grunge e la psichedelia, l'inchiostro nero della seppia è tornato a produrre. L'album rilasciato nel 2017 dal progetto Squid to Squeeze ha quella stessa vena alienante e alienata che nella precedente lavorazione rappresentava il concept del disco ma, allo stesso tempo, diventa la maturazione dell'immaginario quasi allucinogeno da essa introdotto.

I live loop, le distorsioni dei synth e il ritmo dato dalla drum machine sono i tre codici del linguaggio musicale utilizzato, che però non si discosta dai mondi sonori che lo hanno preceduto e seguito. In questo disco ci sono gli anni '60-'70 di Syd Barret (“No good Trying” è la cover di una canzone che porta la sua firma), le storpiature colorate degli 80's e anche le contraddizioni degli anni '90, tra brit rock, grunge e i suoni robotici dei Daft Punk. Tutti questi elementi si dividono gli spazi senza sovrapporsi, anzi, avvicinandosi inspiegabilmente al pop, infatti “I'm still Alive” e “Tomorrowscope” entrano subito in testa come i beat ipnotici che le compongono. Non passano inosservate nemmeno le cover stravolte dei brani “Good Name” di William Onyeabor e “Just Like Honey” dei Jesus & Mary Chain, contribuendo a delineare un'opera dalla polimorfa personalità.

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La recensione Dada Is Not Dead di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2018-01-08 00:00:00

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