04/12/2017

In questo eterno presente che capire non sai, anche in ambito musicale, fatto di continui revival, rivalutazioni e persino riabilitazioni di vecchi vade retro, non temiamo smentita nell’affermare che il rock’n’roll nelle sue diverse forme evolutive –dal fifties all’hard- non parli più il linguaggio dei teenager, ma neanche dei post-adolescenti né dei giovani universitari. Questo accade sia a livello generale, usiamo il termine mainstream per intenderci, ma anche nell’underground, dove l’età media degli appassionati è di anno in anno più alta.

Poi ci sono le classiche schegge impazzite, gli outsider, sempre più rare forse: quelle band che hanno saputo trovare la formula giusta, capaci di raggiungere il pubblico anche al di fuori delle anguste cerchie dei seguaci di un genere, senza indietreggiare di un centimetro sul terreno della credibilità e dell’autenticità.
Una di queste schegge è schizzata da poco più di due anni dalla nebbiosa provincia mantovana e vaga in giro per l’Europa, portatrice di una nevrotica psichedelia che sembra illuminata dal sole della California e dai lampioni della Bowery di New York.

Se col disco d’esordio e l’intensa attività live i Bee Bee Sea hanno già parlato chiaro circa le proprie intenzioni, potenzialità e ambizioni, gli otto brani che compongono il nuovo “Sonic Boomerang” ne sono non solo la conferma ma anche una nuova decisa rincorsa per un nuovo assalto col coltello tra i denti.
Pochi schematismi, un approccio smaccatamente live, spavalderia e secchiate di freschezza sono i punti di forza del trio.
L’ascolto si apre, aggressivo, con la title track, un ruvido garage punk dalle liriche urlate ed ossessive, un po’ Jay Reatard un po’ MC5 un po’ tutto il rock’n’roll che l’ascoltatore conosce e vuole sentirci dentro, frullato alla velocità della luce. Dopo questa partenza a razzo, si surfa alla grande con il singolo “D.I. Why Why Why”: chitarra fifties, retrogusto psychobilly, drumming martellante, super-ritornello e coretti accattivanti faranno battere il piede ed il cuore ai fan degli Oh Sees e del sound della California riottosa e anfetaminica. Con la terza traccia, “I Shouted”, si scivola con dolcezza in territorio sixties e powerpop, con le melodie chitarristiche dal sapore mellifluo e jingle-jangle che si fondono nella coralità disperata del cantato.
Poi “This Dog Is The King Of Losers” con cui la band riparte all’offensiva bellicosa e serrata, per poi stemperarsi in una lunga jam centrale e riesplodere nel finale: la traccia più lunga del lavoro, sregolatezza, imprevedibilità e sudore. Lo stomping, i riff e il groove di “Chum On The Drum” ci rimandano alla Gran Bretagna glitterata e tamarra dei primi anni ’70, con gli Sweet e Marc Bolan che emergono –confesso, inaspettatamente- come ascendente stilistico in uno dei momenti che più ho preferito dell’album. Stesso mood, declinato però verso uno tocco decisamente Ty Segall-iano, nella seguente “Psycho Babe”. L’abrasivo garage di “No Fellas”, di scuola Black Lips, riallaccia i fili con il rockabilly, i ritornelli ossessivi ed i cori che si appiccicano in mente come, sotto la scarpa, un bubblegum masticato e sputato da qualcuno sul marciapiede. La scelta di chiudere con una ripresa ancor più zuccherosa di “I Shouted II” culla l’ascoltatore lasciandolo in uno stato di grazia e compiacimento, sorriso sulle labbra e leggiadro senso di smarrimento.

"Sonic Boomerang" è un vero trip sonoro, urgente e struggente, crudo e seducente, la colonna sonora perfetta per una festa in piscina tra adolescenti o per un party in casa tra universitari, dove tutto accade perché è bello che accada. Zero seghe mentali: il meglio della tradizione pop all’ennesima potenza. Tra gli apici e gli orgogli del rock’n’roll italiano dell’anno che sta per concludersi.

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