14/03/2018

Dici sax, pensi ska, ti ritrovi con un disco di rock duro e sporco. Sono le cose della vita, quelle che stupiscono e che sconvolgono ogni giorno le nostre certezze. Ed è anche quello che capita accostandosi alla "Cura Violenta" dei Lebowski, che, a dispetto della verve del personaggio di cui portano il nome, sono abbastanza incazzati. Quanto basta, almeno, per farvi battere il piede a ritmi martellanti.

Mettiamo le mani avanti: tutto, qui dentro, trasuda anni ’90, dalle distorsioni stoner ai riff arabeggianti a là Offspring (“Paolo ruba cuori”). Anche i testi, spesso ironici, rimandano alla tradizione dell’alternative nostrano di fine millennio, con gli Afterhours in prima fila. Ma i Lebowski sono una cosa a parte e lo dimostra la straordinaria versatilità del disco. C’è l’allegro punk di “Appeso”, lo stoner di “Mi sento uh!” (che vanta un cantato pericolosamente simile a quello di Luca Romagnoli del Management del Dolore Post-Operatorio), la psichedelia sognante di “Little B” e lo svagato plasticume di “Giorno Zero”. La title-track “Cura Violenta” inaugura il disco ed è uno strumentale di 7:38 minuti. Una scelta curiosa, nel 2018. Ma tutto, qui dentro, è deliziosamente fuorimoda. E questo, forse, è il motivo più interessante per amare questo disco. Enjoy!

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati