Disco della settimana
album HÅN - The Children - HÅN
HÅN
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11/12/2017

Come se ci trovassimo di fronte ad una pittura metafisica o dentro ad un affresco digitale, con gli occhi sgranati di stupore e profondità, è l’ascolto di questo piccolo ep. Ciascun brano rappresenta un particolare da cogliere, regolando la luce del dipinto in maniera che la visione d’insieme risulti speciale. Il tentativo è di mantenere intatto e imprevedibile il filo della narrazione: mettersi in cammino per tornare al punto di partenza. Motivo per cui l’incedere dell’occhio sulla tela è circolare, meditativo.
L’autrice dell’opera, dal titolo “HÅN - The children”, si chiama HÅN. Un talento nordico, cresciuto in mezzo ai boschi freddi dell’estremo settentrione europeo, verrebbe da dire, eppure questa giovanissima artista, classe 1996, è nata e cresciuta in un piccolo paese sul lago di Garda, quasi una figlia di quel mondo lontano, dove forme misteriose sembrano animarsi alla luce del crepuscolo tra i boschi. Giulia Fontana (il suo vero nome) ama ritrarle con maestria, lambendole di sfumature in bilico tra dream pop ed elettronica, in lingua inglese.

“HÅN - The children” muove i suoi primi passi dalla volontà di raccogliere insieme il lavoro degli ultimi quattro mesi – tre singoli di felice successo – a cui si aggiungono remix creati da Klune, A safe shelter, Daykoda, dj Kharfi e Greg Haway. Una creazione sonora articolata, che sembra l’avvio di un percorso compositivo dove architettura, struttura, forma, paiono non conoscere sosta ma che, tuttavia, tornano a destinazione. “The Children è la trasposizione in musica dell’inquietudine euforica che si avverte nel momento in cui si cresce, abbandonando certezze e punti di riferimento in vista di nuove sorprese che solo il futuro potrà rivelare. È un po' come perdersi in un bosco fitto di vegetazione che ci protegge dal caos e dai rumori del mondo esterno; un luogo di pace rappresentato dalla parte più innocente di noi e verso cui tendere sempre”.
Al centro della composizione, a dar luce all’album, la canzone che gli dà il titolo. “The children” è un pezzo di magma bollente tra pareti gelate. La ricerca del suono si scompone in arpeggi e accordi che cadono nel vuoto, mantenendo la loro ciclicità. La voce, pulita e ancestrale, è attraversata da manipolazioni elettroniche su cui si affacciano bambini gioiosi. Tutto intorno è movimento: l’intro potrebbe rappresentare l’epilogo di un viaggio meraviglioso dentro se stessi; "Hands", uno spazio di silenzio in cui la materia sonora si dilata fino a regolarne la giusta temperatura; "1986", un giro melodico ravvivato da beat elettronici e screziature synth. Nulla è fuori posto nel quadro appeso alla parete della stanza, i rework ne caricano le sfumature. Per questo motivo il disco appare come una costruzione pittorica che potrebbe spingersi all’infinito, per tornare al suo centro perfetto: la canzone di partenza, il senso stesso dell’opera.
Predisponiamo dunque l’ascolto, immaginandoci dentro ad un bosco in cui è difficile perdersi e che, una volta attraversato, riconduce senza sforzo a due punti lontani nel tempo e nello spazio.

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La recensione HÅN - Recensione - HÅN - The Children di Libera Capozucca è apparsa su Rockit.it il 22/07/2019

Commenti (2)

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  • Dinamida 12/12/2017 ore 01:20 @band1

    Wow! Complimenti...un viaggio! Voce fantastica e sonorità Pazzesche!

  • discodivega 24/12/2017 ore 11:44 @discodivega

    Un viaggio musicale.. Sinceri complimenti!

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