04/12/2017

Come una coperta a quadri mentre fuori nevica: “Of Shadows” è il tepore sonoro che scalda attraverso un folk pop denso di anima e sfumature, come l’abbraccio che manca, il rumore di passi conosciuti, la faccia che fai quando tutto non va ma una piccola, fragile cosa ti cambia prospettiva. Fabrizio Cammarata percorre in questo album una strada dove il gioco di luci guida, sin dal titolo, ogni brano: un alternarsi di ombre più o meno intense, di sussurri che crescono tra chitarre acustiche o dolcezze di piano, in un panorama sconfinato di immagini fatte di cielo e verde e aliti leggeri.

Dagli arpeggi morbidi di “Long Shadows”, così concentrata nel suo essere una gemma delicata da scorrere via verso la fine quasi senza accorgesene, al piglio solare di paesaggi nordici di “In the Cold”, dove solo il vento può cambiare davvero le cose, passando per le profondità di “Lorca’s Roses” in cui ogni finestra si chiude per piombare nel buio di tessiture sintetiche e combattute prese di coscienza: tutto si muove lentamente e con fluidità attraverso la voce di Cammarata che disegna soluzioni misurate ed eleganti, che intarsia commenti preziosi alla musica che s’alza e scende tra i colori. “What Did I Say” è una ballata da domenica mattina, la colonna sonora di uno di quei momenti pigri in cui solo la testa va a grandissima velocità, dribblando i ricordi fino a trovare quello giusto per sciogliersi un po’; e come non sciogliersi col pianoforte di “I Don’t Belong Here” e le sue fusa, un ritaglio di tempo e di pensieri che proietta dritti all’istante dopo un addio e proprio lì ti offre una spalla, fino alla bellissima “Say Goodbye” col suo gigantesco respiro da ballad internazionale e quel portamento semplice ed equilibrato che trova la chiave ideale per conquistare al primo ascolto.

La chiusura di “Mi Vida” pare aprire nuovi orizzonti di luce, in un disco che attraversa latitudini e chiaroscuri, con la presa raffinata di un cantautore che sa bene come creare brani che sembrano quadri: pezzo dopo pezzo s’immaginano luoghi e persone, e tutto passa, tra ombre più o meno intense, tra i sussurri e gli abbracci che mancano ancora. "Of Shadows" è una coperta, una carezza, una spalla, proprio mentre fuori, e dentro, nevica.

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