Angelo Santo Lombardi I giorni di Eurisko 2005 - Progressive

I giorni di Eurisko precedente precedente

Angelo Santo Lombardi si presenta come prog. Che ci siano ancora un sacco di appassionati del genere, che costituiscono una vera e propria setta con suoi ritrovi (inter)nazionali, non è una novità. Che il genere sia uno dei più difficili in cui dire qualcosa di nuovo e soprattutto di interessante, pure. Il fatto che “I giorni di Eurisko” cominci con una “One way” leggermente debitrice, a livello di ispirazione, al Bowie di “Diamond Dogs” dovrebbe entusiasmarmi, vecchio fan del Duca Bianco come sono, e invece non lo fa: non ci sento vita presente, ma plastica e formalina. E, voglio dire, non si tratta di quel mondo di plastica cosciente di esserlo ed esibito che fu della new wave, una specie di ironico ci hanno ridotto così: ma di mancanza di vitalità.

Bah, proseguiamo. Un brano infelice capita a tutti. L’averlo posto in apertura di cd non aiuta, ma qui si tratta di una specie di concept, o qualcosa del genere, da quel che ne capisco. Si prosegue con “Tu sai”. Qui il buon Angelo (ma chi è quella specie di supereroe in copertina, che sembra uscito da un fumetto ispirato per metallari alla Marvel, con tanto di ali e tutto bianco che di più non si può? Sei tu Angelo? O è un angelo del Signore? E se è così, di che marca sono gli slipponi bianchi che indossa?) mi conferma un’impressione che avevo già avuto nel pezzo precedente: ovvero canta un po’ sulla falsariga del primo Battiato. In più sfodera arrangiamenti che vengono dritti dritti da quell’area di prog italiano anni 70, minore in quanto a successo ottenuto. Insomma niente di nuovo, se non un sacco di tastiere che dovrebbero essere moderne e invece suonano retrò, del peggior retrò anni 80.

“La tua voce” è un colpo di grazia: dopo un’intro tastierosa e nebulosa che più non si può, arriva un ritmetto da sagra paesana stile peggiore Mario Castelnuovo - e sottolineo peggiore - su cui si libra una voce che stavolta per timbro ricorda Fabio Concato o il Peppino Di Capri di “Roberta”. Testi da Sanremo anni 80, con una serie di rime in “–erò” che mettono a dura prova. Santo cielo, ho creduto di trovarmi in una sagra paesana di un paesino dell’Irpinia, fianco a fianco con Ciriaco De Mita a mangiar pomodorini secchi e sparar commenti sulla sana gioventù femminile dei nostri monti! Se questo voleva essere il singolone, potrebbe raggiungere il suo scopo in Molvania.

Il clou. Arriva “Eurisko”, (quasi) la title track. Pianone alla Rick Wakeman o alla Keith Emerson (beh, non così virtuoso, ma il clima è quello). Poi, di nuovo: la sagra sanremese. Cioè, non capisco più nulla. Nel post–it rosa che accompagna il cd c’è scritto “progressive”, accanto ai dati dell’autore: ma qua mi sembra di stare alla sagra del parroco. Versi come “Vola in alto Eurisko e vai” mi danno l’impressione di ascoltare la sigla di un cartone animato giapponese. Ma poi l’Eurisko non è un istituto di sondaggi? Perché la scelta di questo nome? Ok, c’è un verbo greco che significa “trovo”, per cui intuisco il significato esoterico. Ma quando c’è una ditta famosa di mezzo si dovrebbe avere un po’ di senso del ridicolo, no? Cioè, se adesso faccio un disco e lo intitolo “Fiat”, cosa penseranno tutti quando ne leggeranno il titolo? Che mi riferisco alle auto. E chi conosce il latino e sa che significa anche “sia”, e che è una formula biblica, mi troverà come minimo fuori dal mondo.

“Il tuo canto” con il suo imponente organo da chiesa perlomeno mi fa sperare in una roba alla Goblin: a questo punto la ripresa pedissequa dei 70 è desiderabile. Invece no. Tutto riprende come prima. Insomma, ve l’ho già fatta lunga. Qui di progressive, antico o moderno, ce n’è veramente poco. Pianobar da sagra paesana meridionale e Sanremo anni 80 a bizzeffe: versi come “Negli occhi un’emozione e un battito di più / in fondo al cuore e nel mio cuore tu” vi illumineranno a dovere su quello che è il loro corrispettivo musicale. Fino alla fine, gli ingredienti non cambiano: inserti di piano classicheggianti (sempre più lunghi, man mano che ci si avvicina al termine del disco) che si risolvono per lo più in cantati sanremesi. Quando va meglio, ci si colloca in una zona tra i Queen più stucchevoli e i Pooh, come in “La vita (old dream)”, sempre con un cantato che prevalentemente si rifà a Peppino di Capri.

In definitiva, un grande impegno non coronato da risultati adeguati.Viste le tematiche religiose, vedrei bene come target i Papaboys.

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La recensione I giorni di Eurisko di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2005-04-17 00:00:00

COMMENTI (1)

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  • utente0 15 anni Rispondi

    ALLORA ELEMENTO RACCAPRICCIANTE
    NONCHE' ILLETTERATO IN CONOSCENZA MUSICA . I TUOI COMMENTI SONO SOLO SPAZZATURA ED ESCREMENTI , PROPRIO COME è LA TUA INTELLIGENZA!!!!!!!!
    CAMBIA LAVORO LADRO CHE DERUBI I TUOI DATORI DI LAVORO!!!!
    SEI UN CANE E TANTA MERDA!!!!!!!!buBAbaABuaAUaBBUAa