27/08/2018

Trovo ci sia in questo esordio sulla lunga distanza degli Scogli di Zinco una somma di idee brillanti che resta fievole inespresso, un guizzo in potenza, un traguardo che ondeggia lì a un passo e i piedi che si fermano prima di arrivare. L’album, che raccoglie i primi due ep della band (“Affiorano veloci e lenti come i ricordi” e “Dai meriggi ai fondali”) con l’aggiunta di due brani inediti, è un percorso limpido e dritto attraverso lo shoegaze e il post-rock nella sua forma più asciutta, dove la ricchezza sonora assume le sembianze di fiati schietti che entrano dove serve, a sottolineare, ricredersi e affondare radici. Una sorta di primitiva psichedelia abbraccia le tonalità scure eppure lievi delle canzoni, fiammelle lisergiche per una voce che pare cantare distante da tutto, in cima a un faro o nel passato, su una stella mai troppo luminosa. Quasi fosse un racconto buono per la sera, per l’inverno, e questo è un bene.

Quello che non convince in questo disco è il fatto di prendersi dei rischi non arrivando però fino in fondo, lasciando implodere i suoni, vacillare le costruzioni armoniche, senza forza, e forse senza una meta esatta. Come se tante idee si scontrassero per produrre il minor effetto possibile, senza dire tutto quello che c’è da dire, senza l’energia necessaria per lasciare il segno: c’è bisogno di una spinta in più, di una produzione più densa e intenzioni nette per ottenere risultati concreti e conquistare quel qualcosa che manca.

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La recensione Scogli Di Zinco - Recensione - Scogli di Zinco di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

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