14/12/2018

I Talk To Her si aggregano a quella già nutrita carovana di band italiane che, ormai da tempo, guardano con affetto al revivalismo post-punk/new wave di Editors, Interpol e White Lies (e quindi, di rinterzo, a mostri sacri come Joy Division, The Chameleons, The Cure, The Sound e primi U2). Pertanto, anche a questo giro, tutto secondo copione, senza particolari sorprese: bassi minimali e ossessivi, synth notturni, gelide chitarre atmosferiche, a metà strada tra le pedaliere di Dave Fielding e quelle di The Edge – o se preferite, giusto per rimanere al passo coi tempi, tra quelle di Chris Urbanowicz e Daniel Kessler (“Nightfall” su tutte) – e linee vocali che dispensano storie di solitudine, (auto)isolamento e desideri di fuga dalla realtà.

Per la band padovana, dunque, un debutto sulla minima distanza (appena quattro brani) giusto per prendere le misure e confrontarsi con una scena ormai congestionata e in via di desertificazione creativa; e tutto sommato senza uscirne con tutte le ossa rotte, anche in virtù di un’elettronica usata come provvidenziale additivo ritmico per vestire taluni brani di suggestioni danzerecce (“Zodiac”).
Insomma, alla fine, il cerchio si chiude: “Il nostro ideale di sound? Trasportare, attraverso il rock, la malinconia sulle piste da ballo”, così raccontava un tempo Tom Smith agli albori degli Editors. Quegli stessi Editors – sì, ancora loro – che aleggiano inesorabilmente anche sugli accordi della conclusiva “Burning”, a rimarcare le fattezze schiettamente derivative, per quanto innegabilmente godibili, di questo esordio.

Tracklist

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