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RECENSIONE
19/04/2005

Se il trend è quello dei Velvet, ben venga questo strabenedetto e salvifico trend. Se porta a sfornare un prodotto che, davvero, imprime un nuovo inizio alla carriera del quartetto romano.

Dimenticate ciò che è stato. "10 motivi" – rieditato il mese scorso col pezzo sanremese - parla un'altra lingua rispetto alla "cianfrusaglia pro-Mtv" del passato, che pure in "Cose comuni", penultimo album, aveva già preso una mezza piega in questo senso. Si ascolti "Funzioni primarie" per averne conferma incontestabile. E' la lingua, quella del new deal dei Velvet, di un post-rock che va ad ibridarsi con la più virtuosa forma-canzone pop e con intarsi elettronici assolutamente azzeccati. Ed anche con una certa incazzatura massicciamente percepibile. Qui si spinge, si salta, si devono alzare i bassi, si rimane a bocca aperta. "Chi, i Velvet questi qui…?". Si, proprio loro. Gli ex (anzi, scriviamolo per bene: EX) bambolotti della Emi.

Prendete i Soundgarden (anzi meglio gli Shemps), e fate conoscere all'ormai ex Chris Cornell Samuel dei Subsonica. Si lo so, sai che scenetta. Poi li chiudete in uno studio di registrazione e fate entrare un bel paroliere, uno che non cade nelle banalità della post-modernità preconfezionata. Gli fate tirare giù undici testi che – cosa rara a trovarsi – parlino "di qualcosa di sensato", di sé e degli altri, del mondo e d'amore, di storie finite male e rancori mai smaltiti o disillusi. Poi, non contenti e spietati, dovete pur chiamare uno che capisca e suoni un bel pop di quelli che comunque un po' mainstream ci restano sempre: non so, Adam Duritz dei Counting crows. Et voilà, se vi fate dare un aiutino da qualcuno che ha militato in qualche punk-band di quelle rozze anni '80 semi-disilluse tirerete fuori "10 motivi". Senza dubbio alcuno. "I tuoi guai (e ne hai)" sarebbe il primo pezzo a nascere dall'ardito esperimento. Poi via con tutto l'(ottimo) resto: la sanremese – e coraggiosa – "Dovevo dirti molte cose". La disperata "Miele" – geniale il bridge, decolla in pieno. Il pop gradevolissimo – e comunque sempre ben incorniciato in quel che basta dell'elettronica moderna – di "7 secondi", se ti entra in testa è la fine, con quel falsetto maledetto. "Un altro brutto giorno" è – forse - il manifesto dei nuovi Velvet: aggressiva, "rotlolante", impeccabile. Sempre pop, però elegante, curvilinea. Insieme all'inciso di "Il mondo è fuori" varrebbe il prezzo del cd - consigliato a 15,90 euro: ai propositi segue la concretezza. Intensa anche "Miss America", ballata potente e struggente ma sempre sostenuta che piacerebbe a Bono Vox (e ho detto tutto). Peraltro in cantiere da un paio d'anni e scartata dalla "commissione" di San Remo. "Non è sempre un gioco" è perfettamente a cavallo fra gli Oasis di "Definitely maybe". Però, al di là dei riferimenti, qui c'è uno stile che nel breve spazio di un disco ha già trovato a pieno i suoi cardini: pezzi robusti, irriverenti a tratti, sia nel songwriting che negli arrangiamenti. Idee, tante – anche se un po' "in grigliate" dentro inevitabili tendenze personali -: ed anche ben confezionate.

Qualcuno farà spallucce e farà male a farle: rock, ormai, è una tendenza, un atteggiamento, una volontà-di-essere. I Velvet ne godono in pieno. Cominciamo a guardare dentro casa. Please.

Tracklist

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