01/08/2018

Nell’intervista di presentazione al disco “Inesse”, Erio ci spiegava che l’album si muove verso differenti soluzioni interpretative e pertanto, ogni singolo pezzo, ha una storia da svelare. È un lavoro non immediatamente decodificabile in cui le tracce, tuttavia, percorrono una spirale di senso che finisce per arrivare al centro dell’io. Inesse significa appunto “essere dentro”, immaginandoci in viaggio dentro noi stessi per la durata di un disco. Dagli schemi poco estroversi, questo album è fatto di ritmi sconnessi, asimmetrie elettroniche, rumorismo digitale e, appena le cadenze rallentano, è descrizione di scenari ulteriori che non confortano, ma provocano. Generoso, disordinato, suggestivo, contradditorio, l’ascolto è un’onda alta di suoni tra elettronica, r&b, hip hop, etnica che erode le barriere di protezione dell’anima, alla ricerca dell’essenza.

Il grande pregio di Erio è saper tradurre, in totale naturalezza, ciò che naturale non è: la complessità della realtà fuori e dentro ognuno di noi. Sia dal punto di vista della scrittura che della melodia, i brani di "Inesse" sono perfettamente compiuti anche se sembrano sfuggirci di mano; suonato bene e di fino, il disco colpisce soprattutto per la voce. Dai toni morbidi e romantici alla maniera di Antony Hegarty, Erio mette in luce un’attitudine individuale verso paesaggi elettronici palpitanti, dimostrando duttilità e ispirazione. L’approccio è minimale, senza fronzoli e fa convivere angosce esistenziali (“Limerence”, “Brief history of se’ and fa’”, Se’ I’m hungry. Those twelve days still linger on”, “kill it! Kill it!”), cambi d’umore (“The biggest of heart”, “Be calmed”) e campionari di inquietudine, in meditabondi modernismi sonori. Più nitido e centrato rispetto al precendente "Für El" – forse perché è lui stesso ad arrangiarlo e produrlo – il nuovo disco di Erio esprime il modo perfetto di realizzare l’idea di musica che ha in testa. Con tutte le sue contraddizioni.

In sintesi: quando i suoni prodotti da voce e polmoni si mescolano con quelli usciti da un computer in modo cupo, folle e visionario, occorre ascoltare con attenzione quello che si nasconde in fondo alle cose.

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