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RECENSIONE
27/04/2018

Torna M¥SS KETA dopo il successo di "Xananas" (produzione Populous) dall’ep "Carpaccio Ghiacciato" del 2017. Il suo nuovo album, "UNA VITA IN CAPSLOCK" è una vera e propria consacrazione nel mondo della musica, oltre che in quello dello showbiz. Che la Myss sia un personaggio totale non lo scopriamo certo oggi, è dal 2013 che ci fa ballare enunciando vizi molti e virtù poche dei vari arrampicatori sociali, festaioli alla ricerca della notte perfetta della Milano Sushi e Coca.

Stavolta però la Myss, volto mascherato dal Burqa di Gucci e occhiale da sera, presta la sua voce sensuale e sarcastica a 13 tracce sorprendenti. Alla produzione si alternano RIVA (produttore del maggior numero di pezzi dell'album) insieme a Populous, Clap Clap, Bot, Zeus!, H-24 e si avvale della collaborazione di Birthh corista d’eccezione e Adele Nigro (Any Other) al sax in uno dei pezzi più strappatutto dell’album: "Ultima botta a Parigi", che ad ascoltarla troppo viene da telefonarle per sentire se va tutto bene.

Nonostante continui a interpretare il personaggio della viveur che dagli anni ’80 si accompagna alle icone più pop della nostra cultura, nel suo primo album per Universal/La tempesta, M¥SS KETA mette un po’ più a nudo la sua anima, che per una volta prende il posto delle sue forme.

"Una donna che conta" è l’autobiografia del personaggio, che fa da contraltare a "Monica", in cui sembra parli della vera sé, ma è tutto in forse. Tra i vari singoli "Una vita in capslock" e "Botox", chi se l’aspettava "Inferno", la prima ballata che fa venire voglia di ascoltarne altre cento così: malata, corrotta, carnale, un jazz apocalittico e disperato.

Tra episodi più pompati come "Irreversibile" e alcuni più classy tipo "Spam", in questo album trova spazio un pezzo impensabile come "Spleen Queen", metal decostruito e tiratissima doppia cassa degli Zeus! che spettina. Una discesa nella spirale, verso il centro del disagio che arriva con gli eccessi di cui M¥SS KETA parla da sempre, per poi aprire di nuovo al clubbing, alle braccia che si rivolgono al cielo, all’"After Amore" che chiude il trip chiamato "UNA VITA IN CAPSLOCK", in cui il caps sta per la vita vissuta al massimo, al limite delle proprie possibilità e oltre. È un bel viaggio quello di M¥SS KETA, che va oltre lo scherzo, la citazione e il gioco di parole per trovare una dimensione più consapevole, artistica e umana, se possibile. Che il 2018 sia l’anno in cui si balla e si riflette allo stesso momento?

Tracklist

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