14/05/2018

Torna Lucia Manca con una nuova pelle, come i serpenti dopo la muta. Se fai ascoltare il debutto omonimo del 2011 a qualcuno che non ha mai sentito niente di Lucia, e poi gli spari "Maledetto e Benedetto", di sicuro quest’ultimo non attribuirebbe mai la maternità dei due album alla stessa persona. Mica che il primo album sia brutto, tutt’altro, è un gioiellino di folk rock, molto acustico e innocente in qualche modo, palesemente il contrario di questo album che potrebbe essere un vecchio disco anni ’80 della Berté o della Marcella Bella più sfrontata. Neanche il timbro vocale sembra lo stesso, stavolta più personale e riconoscibile al primo ascolto.

"Maledetto e Benedetto" è prodotto da Matilde Davoli, e la sua presenza si sente senza mai fare invasione di campo. Fa quello che i veri produttori artistici fanno: dà una direzione ottimale all’artista con cui lavora. Pensate a Battiato e Giusto Pio con Alice o Giuni Russo: l’unione di più artisti che crea un prodotto a tratti perfetto. In questo caso, "Maledetto e Benedetto" di Lucia Manca potrebbe essere la colonna perfetta nella discoteca di provincia in cui s’innamorano Elio e Oliver in "Chiamami col tuo nome" di Guadagnino: un’apoteosi di synth e ritmi fatti sia per ballare che per socchiudere gli occhi e lasciarsi andare alle sensazioni sottilmente proibite.

"Bar Stazione" apre l’album e sembra di entrare coi panni e tutto dentro una pubblicità degli anni ’80, una di quelle che per reclamizzare un profumo mostrano immagini di una metropoli notturna e bagnata, piena di voglie, promesse e disillusione. "Eroi" è la canzone regina dell’album, il manifesto etero-LGBTQ che mancava, l’esortazione a far l’amore senza limiti mentali o di gender. Messa in un dj set davanti al mare fa venir voglia di un sacco di cose. "Noi" e "Al posto tuo" si avvalgono anche della collaborazione di Populous, ma non pensiate di ballare come se il domani non arrivasse mai: la prima è una ballata old school, quasi soul, molto sexy e avvolgente, mentre la seconda è più romantica e malinconica, fa pensare alla fine di un amore senza caricare di melodramma. Classe. "Maledetto" è un singolone di quelli che chi non lo balla non si merita le gambe: ancora la notte, atmosfere alla "Drive" di N.W. Refn, finale alla M83. Una canzone che suona bene e che, nonostante la lingua italiana, potrebbe funzionare in tutto il mondo, proprio come funzionava la italo disco 30 anni fa.

Non solo singoli però: "Basta chiedere" e "Più giù" sono tracce più sperimentali per linea vocale e scelte di arrangiamento. Entrambi i pezzi hanno un tocco più psichedelico, sensoriale, in "Più giù", poi, Lucia Manca canta con una voce che non puoi non dire "wow" quando l’ascolti. Chiude "Settembre", pezzo più acustico e jazzato che rimane sospeso per tutta la sua durata. Conclusione? "Maledetto e Benedetto" di Lucia Manca è un album molto bello, che fareste bene a far diventare il tormentone dell’estate 2018.

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