29/06/2018

Cosa succede quando, nel 2018, fai un concept album dedicato all'allunaggio in chiave post-rock? Se sei un nome noto succede poco: la stampa ti acclama, i giornalisti ti intervistano e i fan ti seguono sempre e comunque. E se sei Matteo Ferrera che succede? Con questa provocatoria domanda iniziamo questa nostra analisi di "EVA", un disco bello e intenso, anche se totalmente inattuale, che, forse proprio per questo, ci è piaciuto tanto.

Fuori dalla logica del tutto e subito, della presenza sempre debordante sui social e del dover mettere bocca (e corpo) sempre su tutto, tendenze queste che dominano anche il mondo musicale italiano odierno, Matteo Ferrera inizia il suo personale viaggio in solitaria fuori dall'atmosfera terrestre. In un bizzarro gioco a togliere, anzi a levarsi, Ferrera si toglie dal circus mediatico e inizia a fluttuare nello spazio nero sino a quando, girandosi d'improvviso, scopre le stelle.

Stelle mai troppo grandi e minacciose, quasi tutte stelle piccine picciò quelle di pezzi come "We're On Tv" p "742" ma che, attraverso un approccio più intimo che muscolare, liberano tutto il loro ostinato splendore. Una lotta quindi a continuare a splendere nonostante, come diceva Pasolini ieri e come ribadisce Catozzella oggi (giusto per citare un paio di riferimenti di letteratura italiana che non fanno mai male), "tu continua a splendere nonostante tutti, intorno a te, dicano di smettere".

Una piccola e ostinata lotta a brillare in mezzo all'universo nero e piatto del presenzialismo, delle cose che si generano e consumano nello spazio di un mattino e dove tutto non è solo subito, ma è pure già passato. E invece, come le stelle e il cosmo intero, l'idea delle canzoni di Matteo Ferrera è quella di esistere e continuare a brillare a lungo, anche se forse nessuno mai se ne accorgerà. 

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