Achille Lauro Pour l'amour 2018 - Rap, Pop

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Un disco completamente folle e con un grandissimo cuore

Cosa significa fare un disco per l’amore? E non ”per amore”, o “con amore”, ma per l’amore stesso. Non so se questa domanda se la sia nemmeno posta Achille Lauro, sicuramente la risposta è dentro questo album. Perché in “Pour l’amor”, c’è un cuore enorme. Un cuore preso, sbattuto e buttato nel frullatore con un pugno di glitter, mezzo litro d’acqua di mare e un bel po’ di ketamina. Achille Lauro non è proprio un rapper di primo pelo, e non è nemmeno uno della vecchia scuola, semplicemente gira da un po’. Con alle spalle tre album, due ep e un mixtape, per quanto si fosse fatto notare già da "Ragazzi madre" non si era mai del tutto distaccato da quegli altri artisti (che poi alla fine con lui non c’entrano niente, visto il mare di luoghi comuni entro cui viene messa la trap in Italia). Probabilmente i pianeti si sono allineati perché ora venisse fuori, perché con questo album è chiaro il confine entro cui si muovono lui e Boss Doms e fuori dal quale stanno gli altri. Questo confine loro lo chiamano samba trap.

La samba trap sulle labbra di Achille Lauro e nelle produzioni di Boss Doms esiste da un po’, da prima della genesi di questo album. Fatta di suoni presi dal mondo latino e innestati nella trap, andando un po’ in Africa e un po’ in Sudamerica a prendere quello che si trova. La samba trap è un po’ troppo derivativa per essere considerata una vera e propria invenzione, ma nessuno in Italia, tantomeno i precedenti lavori di Achille Lauro, aveva mai spinto così tanto il pedale su questa roba. Il risultato è un album che si staglia, se non proprio come un unicum, come qualcosa di molto vicino. 

Dalla cassa dritta di pezzi come “BVLGARI”, “Thoiry Remix”, “Roba Francese” al mondo latino sfacciato di “El ninho” e “Amore Mi” è evidente innanzitutto una coerenza di fondo, che non è poco, data dall'incedere dei pezzi che fa sempre riferimento ad una stessa idea. La visione dei brani è più mirata e meno furiosa, le produzioni sono precise, schematiche, Boss Doms affina l'arte di capire subito, dal primo levare, dove far iniziare un pezzo e dove farlo andare a finire. Tutto questo nella grande zona grigia della schizofrenia. La precisione dei brani, a metà tra il coraggio e l’incoscienza della scelta artistica, è sempre finalizzata a inseguire la follia, le luci al neon e le droghe. Perché “Pour l’amour” è davvero pieno di droghe, e non solo nei riferimenti ma nell'umore dei pezzi, al punto che dopo un paio di ascolti inizi sentire quella puzza di chimico dei bagni delle discoteche e degli svuotini. 

Achille fa tutto da solo? No. Quentin40, Cosmo, Frenetik&Orang3, Gemitaiz, Rocco Hunt, Gow Tibe, Vins e Puritano salgono sulla nave, rimanendo sempre però solamente gregari di una scaletta che fa sempre perno sul flow trascinato e quasi annoiato di Achille Lauro. Chiusura su "Penelope", in cui la voce di Achille è più alta, sicura, potente, priva di quel suo marchio di fabbrica fatto di parole mangiate e sputate sulla base, come chi cerca di renderti parte del suo viaggio sapendo già che tanto non puoi capirlo davvero. Quello di Achille Lauro deve essere effettivamente un mondo assurdo, proiettato in maniera talmente credibile da fartelo immaginare in ogni frase, ogni citazione, ogni riferimento, continuando a ballare come l'ultimo gabber sul filo dell'onirico, in un divertentissimo e allucinante incubo nel quale vale la pena fermarsi tutti i 44 minuti di durata dell'album. 

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La recensione Pour l'amour di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2018-07-23 00:00:00

COMMENTI (1)

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  • mickaneworderfan 4 anni Rispondi

    Ottima recensione per un album eccellente che sfiora spesso il capolavoro generazionale, soprattutto grazie alla produzione MAESTOSA di Boss Doms

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