01/10/2018

Canzoni per esseri umani” è il titolo che probabilmente definisce nel modo più completo la produzione artistica, lunga dieci anni, degli Esterina: brani scritti con una grande umanità destinati a persone sensibili.

Il passaggio ricercato nel nuovo lavoro è del resto piuttosto delicato, se consideriamo che il precedente “Dio ti salvi” è stato una delle migliori sorprese musicali dell’ultimo lustro. Al di là delle aspettative, la band toscana risponde facendo quello che gli riesce meglio: scrivere canzoni dense, dalla forte carica emotiva. E come gli esseri umani a cui è destinato, quello che propongono è un disco vivo, passionale e imperfetto, che sin dai primi arpeggi della struggente “Chiamarsi”, gioca a stimolare i sentimenti di chi ascolta.

“Canzoni per esseri umani” parla della vita «enorme quando vuol far male» e allo stesso tempo «bella quando fa come gli pare», come cantato nel primo singolo estratto, "Santo amore degli abissi" che è anche uno dei momenti più riusciti dell'album. Un percorso fatto di piccole storie, di dolori, di felicità e di solitudini raccontate con un’attenta scelta delle parole e dei significati, melodie intense e sofferte e riff diretti. Un sound che vive di contrasti partendo dalla propria matrice rock e inglobando suggestioni post-rock, alternative e pop, affacciandosi a contaminazioni elettroniche.

I primi tre pezzi in scaletta, le già citate “Perdersi” e “Santo amore degli abissi”, insieme a “Meraviglia normale”, sono quelli in cui la band gioca sul proprio terreno compositivo più fertile, quello di una scrittura autentica e viscerale e dunque più immediata. In mezzo c’è il desiderio di conquistare nuovi spazi, sperimentando soluzioni diverse: la gioiosa "Cometa" in cui spiccano i synth e i fiati, è un esperimento coraggioso che fatica a mettersi in moto ma che mostra via via tutto il suo valore. La delicata “Te e io”, in cui si attende a lungo una rottura dell’equilibrio dell’intimo di chitarra e voce; “Sì che lo merita”, racconto pregno di realismo di un epoca di visioni («La folla vomita le convinzioni di giustizia irreversibile») dove emerge una carica rock impreziosita dal contributo di Edda.
A chiudere, la dolcezza malinconica di “Più di me” e il senso di inquietudine dipinto in “Esterno notte” («Chiudo gli occhi e mi disperdo nel tuo odore che riconosco/Tutto viene e tutto resta, caro cuore cara mia tempesta») rappresentano una riuscita prova autoriale, ad ulteriore dimostrazione di una raggiunta maturità nella scrittura e nell’interpretazione.

Elementi che compongono un quadro da assorbire senza fretta perché in grado di aggiungere particolari ad ogni nuovo ascolto.

Commenti (3)

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  • Michele Maraglino 15 giorni fa @maraglinomichele

    D I S C O N E ! ! !!!

  • Lamberto Scoppetta 12 giorni fa @lamboscop

    molto meglio di tanti che si sentono ovunque bravi

  • gagia 10 giorni fa @gagia

    Altissima qualità...come sempre del resto.

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