10/09/2018

È un po’ il concetto di “casa” quale antibiotico naturale contro tutte le insidie della vita a sostanziare il baricentro narrativo del debutto sulla lunga distanza di Turco. La cantautrice e polistrumentista tarantina riprende a suo modo il vecchio adagio “casa è dove si trova il cuore” – peraltro immediatamente simboleggiato dalla prima traccia con quei suoi 44 secondi di rassicurante rumorosità domestica – e ci costruisce sopra un disco intero a trazione elettronica.

Un’elettronica pop-oriented e dinamicamente variegata, quella di “Via Roma”, che lungi dall’autodeclassarsi a mera didascalia sonora dei testi si muove come vera e propria longa manus umorale di un cantautorato tanto leggero quanto al passo coi tempi. Se volete delle coordinate di genere consideratela pure come una sorta di trasfigurazione scanzonata e meno raffinata dei mai dimenticati Madreblu di Raffaella Destefano (“Mi tieni” su tutte): nel carrello della spesa ammiccanti slanci radiofonici (“Nella testa”) e disimpegnate incursioni danzerecce degne un Plastic Bertrand vers. 2.0 (“Treni”), ma anche ritmiche turbolente (“Ho visto Laura Palmer”) alternate a malinconici chiaroscuri (“Ogni volta”) e – strada facendo – persino piacevoli diversivi orientaleggianti (“Sharon dice che la vita è un tropismo evanescente”) che vanno a ravvivare atmosfericamente il quadro d’insieme.

In tutto 11 canzoni dove a farla da padrona, nella narrazione di una più o meno avventurosa quotidianità, non è soltanto una freschezza transistorizzata che non disdegna classiche rifiniture acustiche ma anche una bella voce versatile che nelle aperture più intimiste (come “Volevo dirti” e “Buona vita”) può vantare la stessa morbidezza di una Erica Mou o una Patrizia Laquidara. Mica pizza e fichi!

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