11/12/2018

“Sometimes, We Are” è un album dream pop apparentemente leggero nella formula - il suono sa essere quasi trasparente in certe circostanze, e non è un difetto. Ma quella dei Whip Hand è anche una musica molto pesante e pensante nella struttura, anzi nell’idea che si porta dietro: quel cuore nero che spunta qui e lì tra canzoni incardinate in un romanticismo un po’ nichilista e di totale limpidezza emotiva (“Everytime I see you cry, there’s nothing that I can do to make you smile”, cantano in “Regret Theory”, che è tutto un programma sin dal titolo). Questo doppio binario - questa estetica sonora scintillante eppure oscura - porta i Whip Hand a gareggiare nello stesso campionato dei DIIV, perché ci sono diversi punti di contatto con quel post-punk tanto orecchiabile nelle strofe quanto implacabile nei contenuti.

Sospiri, riverberi e un’assoluta padronanza della materia: quella di “Sometimes, We Are” è una musica fatta nel modo giusto, senza scadere nel citazionismo e senza essere autoindulgente. È soprattutto l’album più maturo e consapevole di una band che viene definita come il segreto meglio custodito del dream pop italiano. È ora di sciogliere il vincolo di riservatezza.

Commenti (1)

  • Stereopinto 40 giorni fa @stereopinto

    Belle atmosfere post punk.... Dream Pop, un po' Wild Nothing... non trovate???

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