12/10/2018

"La vita attuale è inquinata alle radici": intorno a questa massima di Italo Svevo ruota il disco d'esordio dei bolognesi SUBTREES, intitolato appunto "Polluted Roots". Il lavoro è composto da otto tracce che risentono visibilmente non solo del caro e vecchio grunge ma di tutti gli anni '90 in generale.

Quindi chitarre distorte a manetta, voce oscura e graffiante, atmosfere taglienti e testi con un preciso marchio di fabbrica. In "Everything Beautiful, Nothing Hurt" viene fuori tutto l'amore per le sonorità dei Soundgarden, con la voce e le chitarre a dettare legge nel brano, proprio come si faceva una volta senza troppi fronzoli; "Conversation #1 (Hero's Death)" e la successiva "Conversation #2 (Adam's Resurrection)" sono pezzi potentissimi in cui le distorsioni si aprono all'ascoltatore con tutta la loro anima grunge. Più morbido e psichedelico l'approccio di "Reflections", mentre è ai limiti del capolavoro sonoro la marcia slow di "Motorbike", sicuramente il pezzo più emotivamente coinvolgente del disco.

"Polluted Roots" è un disco sporco, marcio, in linea con le sonorità che hanno fatto scuola negli anni d'oro di un genere che ha forgiato generazioni. Allo stesso tempo è un lavoro studiato in ogni minimo particolare, con un' attitudine invidiabile e assolutamente fuori moda in questi anni dove chitarre e distorsioni sembrano una specie in via d'estinzione.

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