28/01/2019

Sei a bordo di una vecchia Cadillac, di seconda mano ma decappottabile: lungo la strada scorrono il deserto, i cactus, i lama, i rapaci e i poster di Jimi Hendrix. L'autoradio suona a tema: desert rock e blues sporco anni '60/'70. Sei in America o forse a Barletta. È un viaggio infinito tra chitarre elettriche e psichedelia.

Il brano “Lama” accende la macchina in un crescendo strumentale di suoni, assoli impazziti e distorsioni: è un inno al rock. Con “The Storm Is Over”, tra le chitarre urlanti, entra anche la voce: il piglio della canzone richiama piacevolmente alla memoria i Led Zeppelin. L'inizio apparentemente placido di “Day After Day” è la quiete prima di una tempesta “stoner”. In “Words” il cantato diventa ancor più protagonista su un bel tappeto ritmato. Dopo il brano “Spit Jam”, rapido e intenso, a chiusura del disco c'è la ballata spaziale “No More I'll Be Back”.

Chitarra e voce, basso elettrico e batteria per sei brani con intensità e durata totali pari a un qualsiasi altro album più ricco di tracce. È un'ottima colonna sonora per un viaggio on the road, un toccasana per gli amanti del genere. Ci si augura che la Cadillac pugliese continui a portare alta nel mondo la bandiera italiana del rock attraverso il “ponte arcobaleno”.

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La recensione Rainbow Bridge - Recensione - Lama di Francesco Carrubba è apparsa su Rockit.it il 24/07/2019

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