04/03/2019

“C’era una volta ovunque”, album d’esordio del duo umbro Ovunque, si configura come un disco insolito, sia nella sostanza che nella forma che quest'ultima assume. Per quanto riguarda la prima, stiamo parlando fondamentalmente di un hard rock con occasionali venature blues, come sarebbe potuto essere negli anni Settanta. Già questa scelta si configura come un qualcosa in totale antitesi a ciò che viene proposto oggi.

La forma, se possibile, sottolinea ulteriormente l’attitudine anticommerciale di questo album, la quale appare in totale opposizione rispetto a quella dominante. Ci troviamo infatti davanti a un disco puramente strumentale, e per giunta ridotto a soltanto due componenti: chitarra e batteria. Siamo lontani anni luce da qualsiasi iperproduzione stucchevole e caramellosa. Qui ci sono pochi suoni, aspri e ridotti all’osso.

A questo punto risulta evidente come gli Ovunque siano interessati a proporre una musica distante da qualsiasi cosiddetta logica di mercato e facilità di fruizione. Se da un lato l’ascolto di questo album scorre piacevolmente, alternando momenti più prevedibili ad altri maggiormente convincenti (“Maledetta” e il singolo “18 soffi”), dall’altro emerge che la via per spiazzare completamente l’ascoltatore e attirare indefinitamente l’attenzione sarebbe puntare su canzoni più articolate (come già parzialmente accade nella già citata "Maledetta") per evitare di attenersi troppo pedissequamente alle forme dell’hard rock –che presto finiscono per risultare strette- e riuscire invece a confezionare un qualcosa che rimanga maggiormente negli ascoltatori.

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La recensione Ovunque - Recensione - C'era una volta ovunque di Davide Bonfanti è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

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