06/03/2019

Forse è complice la copertina del disco, ma quando partono le prime note di “Impulsiva”, massiccio brano strumentale che inaugura “Diva”, prima prova sulla lunga distanza dei toscani Nevrorea, sembra davvero di vedere la notte scendere sui grattacieli della città e disperdere le ombre in movimento di una metropoli “aliena e persa in ciò che la circonda ”, come la stessa band dichiara nella presentazione del disco.

Le dieci tracce di questo lp procedono ossessive e martellanti, con una sezione ritmica presentissima e una chitarra narrativa che sostiene una voce ancora un po’ aspra ma capace di farsi comunque carico delle fragilità e delle inquietudini delle storie cantate. Storie sempre un po’ sospese, a volte solo accennate, altre con contorni presenti ma sfumati; storie di fughe, di rabbia, di tormenti adolescenziali; storie vissute ai margini di una società anestetizzante, che travolge i protagonisti inermi.

I momenti migliori, oltre alla title-track, sono sicuramente il singolo “Revolver” ma anche la potente “Accelera”.

Nonostante sia una prima produzione, si sente che nulla in questo lavoro dei Nevrorea è lasciato al caso: gli arrangiamenti sono votati a creare armature sonore intorno alla voce acuta, a volte delicata come il miele, altre sofferente e straziante come il veleno; le singole parole che compongono i testi sono poi estrapolate dall’immaginario di verdeniana memoria che il trio toscano ricrea consapevolmente.  La costruzione dei brani è sapientemente dinamica e in grado di inserire devastanti boati sonori grunge all’interno di un’impostazione spudoratamente alternative rock di inizio millennio solo leggermente rinfrescato da ventate di elettronica.

Non appena i tre riusciranno a tagliare il cordone ombelicale che li lega ad Alberto Ferrari  & Co., magari sviluppando in maniera personale la vena psichedelica che accompagna tutto l’album ma che si palesa soprattutto nei momenti strumentali, avremo una nuova rockband di cui andar fieri.

 

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