Alessio Bondì Nivuru 2018 - Cantautoriale, Soul, Afro-beat

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Ecco "Nivuru": secondo ghiotto capitolo del progetto di Alessio Bondì capace di coniugare abilmente afro-funk, brasiliana, soul, folk.

Canzoni lunghe una vita, che si fanno le pulci da sole, che vibrano dentro, che diventano racconti in prima persona e complottano con l’anima. “Nivuru” (“Nero”) è un disco con la voglia di andare oltre quello che non si vede, per capire che l’essenza si nasconde nell’ombra delle cose. Alessio Bondì ci riprova. Dopo la candidatura alla Targa Tenco come “miglior album in dialetto” con “Sfardo” e tra le nostre migliori scommesse per il 2016, il cantautore siciliano torna con un secondo ghiotto capitolo del suo progetto che coniuga afro-funk, musica brasiliana, soul, folk. È divertente ascoltare la morbidezza latineggiante di alcune tracce, fondersi con ritmiche incalzanti e soffi di chitarra, a voler rappresentare il senso di un’estetica ricercata e imprevedibile. Gli arrangiamenti sono sfiziosi e le canzoni non diventano mai routine.

La sensualità dei versi (“Fianco, coscia, collo, curva/della mia mano a stringere/della tua pelle a bollire/della mia lingua a riempire/della tua corda a piangere/nell’abisso del tuo cuore/il tuo cuore nero”) palpita già in “Ghidara”. A seguire, la leggerezza di una song-form che gioca con le regole del pop e dell’afro, ci introduce tra gli interstizi di un mondo esotico (“Dammi una vasata”). L’equilibrio armonico del disco, in cui tutti gli elementi convivono alla perfezione, ci delizia. E in questa perfezione di suoni, che dialogano senza sovrapporsi, arriva la poliedricità dei sentimenti: la paura di confondersi (“Si fussi fimmina”), la confusione (“Caffè”), l’ironia (“Un favuri”), la gioia improvvisa, l’allegria esplosiva (“L’amuri miu pi tia”).

A chiusura del suo secondo lavoro, Alessio Bondì mostra il vezzo di un songwriter eclettico che sa flirtare con il nero che ci circonda e che poi nero propriamente non è. Perché se “Nivuru” è il titolo del disco che suggerisce il bisogno di rimanere in ombra per addentrarsi nel buio delle cose più profonde, le nove tracce, al suo interno, illuminano l’ascolto di luce generosa e abbagliante che non sembra un fuoco fatuo.

 

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La recensione Nivuru di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2018-11-14 09:00:00

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