19/11/2018

Dopo i classici dei 24 Grana riarrangiati nel progetto Ballads Cafè e l’ottimo esperimento di pop urbano di "Nuova Gianturco", sarebbe stato facile aspettarsi da Francesco Di Bella un ritorno alle sonorità della sua vecchia band, come nel più classico copione del post-scioglimento di un gruppo storico. Il cantante napoletano non si discosta radicalmente dal canovaccio, interpretandolo però ancora una volta con personalità e stile: il suo nuovo album di inediti non ha il sapore dell’operazione nostalgia, ma nel proseguire in maniera coerente il percorso del Di Bella solista guarda con discrezione a un passato importante e agli spunti che se ne possono trarre. "'O diavolo" si presenta bene, con un titolo semplice ma accattivante, accompagnato dal bellissimo artwork a cura di Davide ‘Diavù’ Vecchiato, una sorta di diavolo fusion di iconografia europea e thai. All’interno, la scrittura di Di Bella sembra proseguire il percorso inaugurato col precedente "Nuova Gianturco", ma in realtà presente già in nuce negli ultimi lavori dei 24 Grana: quello di un cantautorato moderno, maturo, con una forte anima pop ma anche con una faccia più rock-oriented rispetto al lavoro precedente, addolcita e ricamata da arrangiamenti ricchi di tastiere, archi e percussioni etniche.

Fra i nove brani troviamo episodi più introspettivi e malinconici ("Stella nera"), altri più solari e legati al quotidiano ("Scinne ambresso"), altri ancora figli di quella vocazione di cantastorie delle ‘cose che stanno nell’ombra’ che Francesco ha sempre cercato di seguire, come la macabra "Notte senza luna" o "Canzone e’carcerate", ispirata dal poeta Ferdinando Russo e ritorno a un tema da sempre caro al nostro, per quella che forse è la punta di diamante dell’album. C’è però una vibrazione di fondo, una frequenza costante che attraversa la texture delle nove canzoni e ci restituisce un’atmosfera sospesa, misteriosa e sognante, quel qualcosa, forse un tocco di imprevedibilità, che mancava in "Nuova Gianturco"; la si riconosce nel mantra della title-track, nei tappeti sonori dalle vibrazioni sottilmente psichedeliche, nel suono saturo dell’assolo di 2Il giardino nascosto" come pure nei ritmi sudamericani dettati dalle percussioni e nel ritmo in levare di "Rivelazione" e 2Rub-a-dub style", due ottimi brani che arricchiscono la palette sonora del disco e segnano un ritorno a un linguaggio, quello dub/reggae, di cui Di Bella e i 24 Grana dei primi anni erano stati fra gli interpreti italiani più eterodossi e originali.

"Ci proverò e forse ritroverò quel rub-a-dub style", canta Francesco, e pare che proprio che abbia ritrovato ancora una volta quella pulsazione e quella vivacità musicale; senza smarrire, invece, le qualità di songwriter delicato e riflessivo che ha affinato negli ultimi anni, dimostrando di essere una di quelle istituzioni della musica napoletana alternativa capaci di sopravvivere al giro di boa dei vent’anni.

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La recensione Francesco di Bella - Recensione - 'O diavolo di Sergio Sciambra è apparsa su Rockit.it il 19/08/2019

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