Moro
L'imbarazzo senza scelta 2018 - Post-Rock, Britpop, Pop rock

L'imbarazzo senza scelta
18/02/2019 - 09:00 Scritto da Davide Violante

L'imbarazzo senza scelta, un lo-fi d'autore che strizza l'occhio agli arrangiamenti british.

Rispetto alla tendenza autoironica e cantautorale dei brani presenti ne "L’imbarazzo senza scelta", i Moro & the Silent Revolution, con “Guarda Londra” firmano un andamento accattivante di rhythm and blues anglosassone e introducono un lo-fi d’autore affine al Bugo più acustico, mantenendo la medesima direzione contaminata dalle suggestioni più british.

In questo senso dal bel timbro della chitarra di “Amsterdam”, si apre un pezzo sincero colorato di un pallore di ricordi e di promesse scandite di una storia ormai finita, avvolgendo la canzone in un’atmosfera di particolare malinconia e nostalgia. Sulla medesima piega ancora più lassiva delineata dai testi del duo, prendono vita composizioni piuttosto rilassate e per questo meno incisive quali “Eri lì” o la migliore “Le donne del porno”, fino al quasi completo disincanto de “La spiaggia è vuota”, accomunate se non altro da una spiccata orecchiabilità grazie all’ottimo equilibrio di dinamiche e da un innato senso della misura degli elementi strumentali. A tale compimento della prima fase del disco, il registro musicale della band varia leggermente con “E ora ti mancano” con toni finalmente più perentori e perfezionati successivamente ne “La guerra degli snob”, una sprezzante e cinica critica individuale, accostata inesorabilmente alle pause e alle immagini proposte dalla penna di Bianconi e dalla cifra degli stessi Baustelle.

Passando dal pop più scorrevole di “Allora non è vero” rivestito da elementi meno commerciali come riff di chitarre rock e sovraincisioni vocali, “Non c’è male”, riassume tutte le sfumature del disco mettendosi in contrapposizione totale con l'ultimo sussulto dell'LP: “I quindici”. Difatti la canzone conclusiva dell’album è affidata al vero elemento di rottura de "L’imbarazzo senza scelta", con la linea vocale principale in primo piano accompagnata solamente dal proprio ritorno in cuffia strumentale lasciato volutamente alzato nel mix, andando a creare una sorta di tappeto di chitarre distorte, in una sperimentazione lasciata sempre ai margini nel lavoro del gruppo, molto più appassionato alla creazione delle armonie vocali e sonore.

Non per questo il disco dei Moro & the Silent Revolution risulta un lavoro impalpabile, ma piuttosto nella sua autenticità e compostezza estetica, conserva il dubbio di una maggiore presenza di brani corali come nella traccia d'apertura, capaci di trasmettere più dinamicità e curiosità in questo progetto.

Vedi la tracklist e ascolta le tracce sul player nella versione completa.