08/02/2019

Wikipedia dice che la musica leggera raggruppa in sé un insieme di tendenze musicali caratterizzate da un linguaggio relativamente semplice e in alcuni casi schematici. Ora, la mia formazione scientifica mi dice che gli schemi sono interpretabili e variano a seconda del sistema di riferimento, quella umana invece, dice che "semplice" è sinonimo anche di banale, possiamo quindi dire che Il Terzo Istante non fa musica leggera.

L'ultimo lavoro di questa band di Torino si intitola "Estraneo", forse perchè è una magnifica mosca bianca di significato in uno sciame di nera piattezza. Nessuno dei nove brani in scaletta permette attimi di distrazione, c'è da concentrarsi e ascoltare le parole dei testi, mentre il rock picchia sui chakra ancora bloccati, come a volerli forzare. Musica completa si potrebbe definire quella de Il Terzo Istante, dove la componente strumentale pesa tanto quanto quella lirica, cioè tanto; canzoni da leggere quindi e reagire in maniera con la miscela di testa e cuore che si preferisce.

Si inizia con "Dissolversi", il lungo intro ritmico e lisergico allo stesso tempo mette subito in chiaro che ci aspetta qualcosa di mentale:"Anche a te capitava di sentirti sopraffare da una domanda semplice..." sono le prime parole del testo, le chitarre poi arrivano feroci alle spalle, per destabilizzare e iniziare il racconto quasi più classico che ci sia. "C'era un'altra volta" è infatti il titolo del secondo brano, leggero sui tasti di pianoforte tocca corde un centimetro più profonde e inizia a essere palese il riferimento alla musica di un attore principe della musica viscerale e sognante, Paolo Benvegnù. L'"Estraneo" forse è proprio lui, un alieno dei testi che fa dell'emozione in musica una vera e propria cifra artistica, il featuring in "Materia grigia" è una coccarda sul petto della band piemontese, che a questo maestro deve molto. Una dopo l'altra le canzoni di quest'album puntano ai contrasti, al disincanto e al risveglio dal torpore, rock di base, che abbraccia Afterhours e Marlene Kuntz per dirne due che rendono benissimo l'idea dell'impegno in gioco.

Il Terzo Istante non vuole vincere facile, brani come "L'avresti detto", con refrain a metà tra Ministri e Scisma, tratta dello scontro generazionale tra padre e figlio, del nuovo che emerge con rabbia dalle paludi del pensiero medievale, giocando tra i momenti noise e lenti con buona abilità. Sanno suonare questi ragazzi, anche gli arrangiamenti sono azzeccati, il disco non risulta pesante, c'è una misura notevole sia nelle parti più potenti che in quelle più blande, l'equilibrio è totale.

Forse è proprio equilibrio la parola chiave, manipolato e spinto da una parte all'altra del piano inclinato tra cervello e stomaco, Il Terzo Istante forse è quello in cui non si propende né da una né dall'altra parte, ma si è esattamente nel mezzo.

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