08/02/2019

Il debutto discografico dei Trigale è il risultato di una produzione professionale, benché sia autoprodotta, a partire dal packaging fino alla produzione musicale vera e propria, con dieci brani puliti e con una ben chiara connessione alle origini blues e rockabilly, sottolineata dai toni scanzonati e orecchiabili e dai testi che passano da temi sociali alle storie amorose.

Tralasciando qualche scivolone in fase produttiva (come il suono palesemente digitale dei clap nella title track che toglie un po' della bella patina root del disco), "In pancia al pesce" è un disco che al primo ascolto può sembrare facile ma matura rapidamente col tempo. Le prime canzoni arrivano dirette sfruttando le diverse letture che si possono dare ai titoli dei brani, come "Cuore mio che aspetti" e "Non ti va mai bene niente", ma faticano a uscire dalla canzonetta country. Da "Prato nero" in poi però il disco inizia a crescere e maturare presentando diversi pezzi decisamente più interessanti sia musicalmente che nelle melodie. Che la loro terra sia legata al mondo western e country più del resto del nostro Paese è indubbio ma, come è già stato dimostrato più volte, ha molto di più da offrire, e questo disco ne è un altro esempio: in poco meno di quaranta minuti i Trigale ci fanno passare da ritmi scanzonati a brani quasi intimisti con testi più profondi e interessanti, senza comunque mai perdere il loro legame con le origini del genere.

I rumori in apertura e in chiusura che danno il senso di un viaggio in macchina all'interno della loro musica sottolineano l'obbiettivo dei Trigale di presentarsi e portarci all'interno del loro mondo. Obbiettivo indubbiamente centrato che fa nascere curiosità per un progetto interessante ma che purtroppo non garantisce ancora un livello di maturazione omogeneo.

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