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album Atlantic Thoughts PashmakIn evidenza

recensione Pashmak Atlantic Thoughts

Manita Dischi 2019 - Rock, Pop, Elettronica

RECENSIONE
29/01/2019

Il mondo dei Pashmak è qualcosa di unico e fluido, energia soffusa ma intensissima, al socchiudere degli occhi appaiono stelle azzurre, colori freddi in nebulose che si muovono piano, sbalzi termici e passaggi di stato della materia tradotti in musica. "Atlantic Thoughts", il loro nuovo album, è un contenitore di atmosfere che le braccia di una persona sola non possono contenere, bisogna essere in due, oppure in tanti, così che dall'unione mano con mano si crei l'abbraccio perfetto per sorreggere le note.

I pensieri atlantici è come se venissero dall'infinito e questi musicisti milanesi dalle mille influenze e speziature provano a dar loro un contorno, un peso e un titolo di canzone. Perché i Pashmak non sono incantatori di serpenti, non soffiano vetri immaginari, compongono musica bella e originale. I molti lati di questo album possono catturare per le armonie come in "Laguna" o in "Fireflies", elementi in scaletta che sviluppano i sentimenti liberi nella testa in storie fantastiche panneggiate da sintetizzatori morbidi e ipnotici, anche "Solid Roots" ha lo stesso scopo ma un po' colpisce alle spalle con punteruoli anni '80 e quel clap così scolastico e ritmato da sembrare un'interferenza.

Caratteristica che crea un legame tra le tracce sono le ritmiche spezzate. "Golden Eyes" è l'emblema di questa voglia di rottura e capovolgimento contrastante del senso melodico, richiamato anche in "Violet Wax Skin", forse il brano più creativo dell'intero disco: violini, loop psichedelici, un breakbeat da infarto e bassi synth che rimestano le budella. La soavità della voce di Damon è ciò che più di ogni altra cosa avvicina al pop, le parole quasi sempre sospirate, pronunciate in un inglese che tradisce origini mediorientali, amplifica le potenzialità di "Atlantic Thoughts", quando dopo 8 canzoni, in "Shanti", alza il tono e rompe la soglia del sussurrato si capisce che le potenzialità sono enormi. Il singolo "Harp" con la voce di Avan, parla un linguaggio distantissimo dalla musica italiana propriamente detta, una produzione notevolissima che spiega bene tutte le influenze sonore di questi 4 ragazzi.

Una trip-wave senza molti paragoni quella dei Pashmak, capaci anche di delicati passaggi semi-acustici: la conclusiva "Bronzo" (unica cantata in italiano) è un crescendo di emozione, le parole toccano meccanismi vicini a Battiato:"Ogni definizione che parte da una negazione lascia l’esistenza fragile nel momento in cui ciò contro cui ci si oppone crolla. Solo allora ci si accorge che invece che dire “io sono”, sappiamo solo dire “io non sono”. Il nostro è un invito a desistere per imparare a fletterci mon frere." Se volete capire come si compone un disco originale, creativo e intenso rivolgetevi ai Pashmak, loro lo sanno fare.

Tracklist

Ascolta su: Apple Music Amazon Music Tidal
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