15/02/2019

Originario di Orvieto, con un passato a Bologna e un presente a Milano, il cantautore Tota, dopo aver aperto i concerti di artisti del calibro di Carl Brave x Franco126 Galeffi- giusto per nominarne due-, decide di alzare l’asticella rispetto al suo primo lavoro ("Cielocasa"), lasciandosi alle spalle le atmosfere lo-fi, per presentarsi al pubblico con un lavoro discografico più articolato, che risponde al nome di "Senzacera".

Il disco, composto da otto tracce, risente indubbiamente dell’influenza della scena indie italiana. Se chiudiamo gli occhi possiamo ascoltare Cambogia, a tratti Gazzelle, ma anche un po’ di Calcutta. Nonostante questi chiari riferimenti ne intacchino l’originalità, che qui tende a mancare, Tota ci presenta un lavoro veramente piacevole. Non troviamo più solo voce e chitarra, qui il tutto è arricchito dalle tastiere, da una timida batteria e dai synth. Le canzoni sono fortemente descrittive e ci consegnano piacevoli quadretti di Bologna, storie d’amore dal lieto fine incerto e l’immagine di una vita che accende fuochi senza saperli spegnere. Dal punto di vista dell’organizzazione della tracklist, Tota riesce a dimostrare di saperci fare, alternando brani up-tempo, come "Voglio soltanto" o "Buenos Aires", a canzoni dal ritmo più disteso ("Gennaio", "Cosa vuoi"). Così facendo, l’ascoltatore riesce ad arrivare alla fine del disco senza mai annoiarsi, conservando un bel ricordo dello stesso. 

Nel complesso "Senzacera" si presenta come un disco interessante, ma l’invito è quello di muoversi verso una maggiore originalità. Perché di potenziale Tota ne dimostra moltissimo e noi vogliamo vederlo sbocciare.

Tracklist

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