Senzacera

Senzacera

TOTA

2019 - Cantautoriale

Descrizione

Nell’antica Roma quando le sculture avevano dei difetti si usava la cera per coprire i piccoli sbagli. A quei tempi la scultura era molto popolare e molte persone sceglievano di diventare scultori. Però non tutti erano capaci a farlo e gli artisti meno qualificati usavano versare della cera nelle crepe del marmo per nascondere le imperfezioni. I clienti spesso non se ne accorgevano e pagavano a caro prezzo un’opera mediocre o scadente.
Gli artisti più abili non avevano bisogno di ricorrere alla cera e per assicurarsi che in giro si sapesse che le loro statue erano di qualità, contrassegnavano le loro opere con la dicitura “sine cera”. Se una scultura era perfetta era senza cera, sincera. Senzacera.
Il mio non è un concept album, avevo troppi personaggi intorno e da raccontare per poter limitarmi a un unico concetto. E tutti i miei personaggi sono così, senza cera. Tutti i miei personaggi sono perfetti così come sono, anche nei loro sbagli, anche chi mi ha lasciato o fatto male, anche chi non conosco ma ne ho voluto raccontare la storia. Tutti perfetti, nel giusto e soprattutto nello sbagliato, sia senza che con la cera, non faccio distinzioni, perché ognuno è fatto a modo suo e chi sono io per giudicare? Io racconto, di me, di lei, di noi o di voi. Anche chi mi ha fatto del male è perfetto a modo suo, perché quando ha fatto le sue scelte era convinto di farle, era convinto fosse la cosa giusta per la sua vita, a discapito della mia. Un anno fa non avrei mai detto queste cose, e si può dire che il disco da questo punto di vista arriva al momento giusto, nel momento in cui comincio a vedere tutto per come è e non per come io vorrei che sia. A malincuore, perché non è mai facile distaccare le scelte degli altri da quello che io vorrei fossero le scelte degli altri. C’è sempre un confine molto sottile ma allo stesso tempo ben definito tra te e gli altri, tra la mia testa e quello che c’è fuori, e spesso il tutto non combacia, e con fatica sto cominciando a capirlo, o almeno ci sto provando chiamando il disco in questo modo.

Nel disco ci sono 8 canzoni con 8 storie diverse, alcune mi sono successe veramente, in altre mi sono cimentato con due storytelling, raccontando una storia inventata o una storia presa in prestito da altri che l’hanno vissuta veramente. In altri brani parlo di me da solo nel mondo, in altri non sono solo ma con una ragazza, in altri scrivo dal punto di vista di una mia amica molto importante cantando dal punto di vista femminile, in altre canzoni c’è Bologna, in altre ancora la descrizione di una ragazza bellissima, in altre la descrizione di una scopata con la ragazza che due anni fa mi ha distrutto la vita prima che arrivassero le canzoni, prima che arrivasse la chitarra..Molti personaggi, una sola penna, la mia. E mi trovo qui a dare ragione anche a chi mi ha distrutto, mi trovo a dirmi che se ha scelto così era per stare meglio, a prescindere da me. E l’unica cosa che posso fare è essere il più sincero possibile, con tutti i miei difetti, con tutte le imperfezioni. Con i miei pensieri.

Ci sono canzoni lente e altre un po’ più movimentate, chitarra e piano oppure elettroniche con vari synth. In ogni caso la chitarra è sempre presente, predominante oppure solo di sottofondo, ma c’è sempre. Perché è così che nascono le mie canzoni, chitarra e voce, è così che nasco io, in realtà, con dei video su instagram con la mia chitarra. Perché è così che mi sono presentato in studio dal mio produttore Filippo, con 25 canzoni registrate in cameretta con un microfono USB. Sono partito da circa 70 canzoni, per poi arrivare a 23,e vi lascio immaginare quanto sia stato difficile scartarne altre per arrivare a 8.

Sono tutte canzoni scritte nell’ultimo anno, i testi scritti due anni fa ho dovuto scartarli perché mentre li ricantavo non li sentivo più attuali, mi sentivo diverso dalla prima volta in cui li ho scritti, non mi sentivo più sincero nel pronunciare quelle parole scritte quando ero una persona diversa e con emozioni diverse. Quindi mi sono concentrato su canzoni scritte più di recente, tranne una. “Dai vieni con me” è la prima canzone che ho scritto con la chitarra, tra il dicembre del 2015 e il gennaio del 2016, e ho dovuto metterla perché in qualche modo è da lì che è partito tutto, è da lì che è iniziata la mia vera consapevolezza che mi sentivo bene a scrivere canzoni, a scrivere parole, rime, a parlare della mia vita e di come la vedevo con i miei occhi.

E alla fine eccomi qua, con un disco ufficiale nato in un vero studio di registrazione, un disco in cui ci ho messo tutto me stesso, e che non mi sembra mai come io avrei voluto che fosse. Ma piano piano mi sto abituando, che forse è sempre così che deve andare, che forse la soddisfazione piena deve essere solo un’utopia.


Tommaso Tota

Senzacera

Credits

Prodotto da Filippo Slaviero al Vicolo Studio di Milano
Scritto da Tommaso Tota
Grifo Dishi
Booking: Wero Eventi
Press: Foresta

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