06/02/2019

La canzone che dà il titolo a “Somewhere”, nuovo lavoro targato Silent Carnival, resta così, sospesa e apparentemente incompiuta per quasi sette minuti: è un invito a lasciarsi andare, o meglio a farsi coinvolgere e a non trascurare nemmeno un secondo di questo disco così poco allineato ai suoni correnti e dominanti. “Calvary” è una litania noir e inquietante, sullo stile di certe robe degli Swans: quindi apocalisse folk che vira in una sorta di blues da logge nere e demoni interiori. “Endurance” è un crescendo drammatico e definitivo, di quelli che servono quando un artista è pronto a raccontare la sua verità a costo di mostrare anche la più dolorosa delle ferite. “Labyrinth” è uno slow core da manuale - note ampie, lunghe attese, passi lenti e batticuori intensi. Marco Giambrone, già con i Marlowe (una band che manca all’Italia musicale odierna), azzecca dunque ogni mossa: “Somewhere” è un album prezioso.

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