07/02/2019

Non lo sentite anche voi? Respirate, annusate. Lo sentite adesso? L’odore dell’elettricità, aaaah … Che buon profumo. I Raging River (Oliver Gambarini, Luca Stignani, Abele Sangiorgio, Andrea Barbieri) “puzzano” di elettricità e lo dimostrano, a petto in fuori, in tutti i loro sei pezzi inediti. La band milanese, formatasi nel 2016, affonda le sue radici nel blues con incursioni, non velate (e anche molto apprezzate), nell'hard-rock. E, tant’è, che alcuni pezzi hanno quel sapore forte, crudo alla Queens Of The Stone Age, in un contesto dove non mancano citazioni zeppeliniane.

La traccia che apre l’ep, “Alcoholic Bound”, è un vento tempestoso, di burrasca. Chitarre muscolari, come un pugno in pieno volto, ne fanno un brano energico e vigoroso così come in mostra sono sempre le sei corde in “ A Million Degrees” che ammicca ai The Black Keys. Vi ricordate “How Many More Times” dei Led Zeppelin? Prendetela, aumentatene i bpm e ne salterà fuori “Rock Bottom”. Riff militareschi e ritmi più cadenzati caratterizzano invece “Reptiles” e “Circles”. Un seducente giro di basso, percussioni magnetiche e un pizzico di oscurità marcano, invece, l’ultimo brano “Black Ink”.

Incuranti delle mode e di Auto-Tune, i Raging River dimostrano una piena consapevolezza nei propri mezzi. Hanno un’idea precisa, molto precisa della musica che intendono suonare e lo dimostrano in questo breve ma roboante ep, che di fatto è il loro vero manifesto d’intenti. Sei brani robusti e corposi, efficaci, all’insegna di riff e chitarre poderose che graffiano. Un esordio incoraggiante per la band milanese, un fiume impetuoso di rock’n’roll.

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