08/02/2019

È all’interno di un’immaginaria cucina – tra pentole, fornelli, appetitosi profumi e il rassicurante tramestio delle stoviglie – che Massimo Martellotta va a chiudere in bellezza la sua cinquina di dischi tematici, battezzata appena un anno fa con le costruzioni sintetiche del primo volume e poi sviluppata attraverso altre tre accademiche comparsate che hanno celebrato il piano preparato, l’orchestra sinfonica e le chitarre atmosferiche, peraltro senza mai allontanarsi dall’affascinante micromondo della library music. "Just Cooking" altro non è che una sorta di "after party groove di ispirazione culinaria”, per citare pedissequamente lo stesso autore, il quale ha pensato bene di riportare il ritmo (e il funk) al centro della scena, riappropriandosi in tal senso delle stesse movenze dinoccolate dei suoi Calibro 35.

Per ogni brano strumentale – ognuno suonato nella sua interezza dal solo Martellotta – il nome di una pietanza ad anticiparne i rispettivi aromi musicali, tutti diversi, sì, eppure tutti uguali per quella loro inconfondibile fragranza cinematografica (il groove irresistibile di “Carbonara” e “Midnight Snack” su tutto) che fa puntualmente sponda sulla classe dell’indimenticato Piero Umiliani: che si tratti della psichedelia giocherellona di “Pasticciotto”, del polpettone afro-spaziale un po’ Heliocentrics di “Foie Gras”, del funky-jazz rocambolesco di “Big Burger”, delle tossine cosmiche di “Spacey Kudu” o della 6 corde scorbutica e blueseggiante di “Zighinì” fa veramente poca differenza: tutto ci consegna l’immagine surreale di una bizzarra cucina dalle pareti scrostate sulle quali vengono proiettati, senza soluzione di continuità, b-movies, storie di mala e torbidi documentari sonorizzati dal musicista romano con tanto di toque blanche sulla capoccia. Una figata insomma!

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