11/02/2019

“Stanza Singola” s’intitola questo piccolo miracolo. Chi fosse sicuro che il compare Carl Brave avesse bene o male già detto tutto, con quella sua smania irrefrenabile, alla ricerca del featuring più tosto, ha sbagliato di grosso. “San Siro”, la prima traccia del disco, ti ci scaraventa dentro senza scampo. E ti ci lasci portare, senza opporre alcuna resistenza. Mentre ancora, là fuori, i problemi non ti danno tregua: “E io ancora faccio slalom tra i miei guai”. Lo dice e lo ripete Franco126, anche nella track che dà il nome al disco in un feat. con Tommaso Paradiso che racconta tutto: “Ti direi che sono qua per caso, ma tanto lo sappiamo tutti e due”.

Il flow che ci si poteva aspettare poteva essere lo stesso sentito con Carl Brave, al modo di quel meraviglioso disco insieme “Polaroid” e invece si sente come una brezza di novità piacevole, in brani come “Brioschi” o “Parole crociate”. In “Fa lo stesso” si rincontra il Franco126 a cui siamo abituati e, come in un occhiolino, non stona, anzi ci si accorge di un lavoro che sa di continuità e idee molto chiare come anche in “Nuvole di drago”: “Le mani combaciano per un momento, ma divise dal vetro”, “Speravo in un finale da film americano, m’andava bene uguale anche un finale dolceamaro”. Ciò che colpisce di questo disco solista è senza dubbio l’incredibile lavoro fatto sui testi. S’intuisce una crescita e si riesce anche a sperare per il meglio per il futuro di un artista che è stato capace di crearsi una propria identità in un momento, quello musicale attuale, colmo di proposte piuttosto semplici e probabilmente molto meno ragionate. Ma del resto già all uscita di “Frigobar” lo si poteva capire.

Con “Oi oi” e le ultime due track, “Vabbè” e “Ieri l'altro”, che concludono l'opera, resta tra le mani, nelle orecchie e un po’, come fissato, incastonato, nel cuore, un disco memorabile che ha tanti pregi, uno su tutti quello di aver confermato la qualità di un musicista che in un ristretto spazio temporale di un paio d anni ha saputo dire già moltissimo. Come in un lungo racconto ininterrotto scritto in una “Stanza Singola”, che poi forse così singola non è, perché "mi suona in testa la tua risata, come fosse nella stanza accanto".

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