12/04/2019

Le sette canzoni di “Il contrario di annegare” sono le schegge ghiacciate che vi potrebbero scendere dagli occhi mentre lo ascoltate, in contemplazione degli oceani tra i nostri corpi (’Parlare nel sonno') e delle distese polari di là da venire, in un mondo su cui aleggia già lo spettro di una nuova era glaciale, del riscaldamento globale con i suoi nuovi deserti tropicali. Del disastro climatico come condizione esistenziale di una generazione che fa da sfondo lontano o più vicino a diverse canzoni (’Questa era glaciale', ’Pacifico', ’I planisferi delle scuole'). Scusate il cliché delle lacrime, anche quello della condizione generazionale, davvero. Però questo è un album in cui ci si emoziona, ed in cui è un Io che parla, ma in quell’Io e nella difficoltà del cercarsi con l’altro, nel cercarsi che “è come perdersi a Rimini, in direzioni opposte sullo stesso lungomare” (’Rimini’), è facile riconoscersi. In queste manciate di versi che da soli disegnano paesaggi interiori ed esterni/giorno, passati e futuri di storie piene di non detti chiarissimi ed ermetismi espliciti. 

È anche un album, come gli altri degli Action Dead Mouse, di quelli che ti godi di più conoscendo un po’ la formazione e come suona. Per esempio sapendo che le ricche linee di chitarra sono tutte prodotti anche in studio dalle mani di Filippo, anche voce della band, e da una loop station. Virtuosismo, anche, ma soprattutto segno di espressione personalissima e piccolo segreto di cui essere messi a parte conoscendo la band, magari da sotto al palco. Ed è bello apprezzare una prova di abilità che partorisce qualcosa di così convincente e coinvolgente; una ordito di riffing incalzante, arpeggi, melodie delicate e aperture pestone che, insieme alla trama ritmica, cuce un tessuto di sette brani che toccano livelli di complessità di struttura e incastri non scontati per il genere (’Parlare nel sonno’, ’I planisferi nelle scuole’). A proposito del genere, possiamo dirlo? Forse l’emocore, il post hardcore, lo screamo, rappresentano in questo momento la parte più viva e vitale della “musica con le chitarre” italiana. Perché ci sono sempre capaci veterani e nuove leve, un certo canone riconoscibile da cui riprendere il discorso, proprio come in questo album che passa con nonchalance dal classico emocore alla FBYC (’Perifrastica passiva') ad uno screamo con venature math. Ma soprattutto perché è un mondo con un suo spirito, una sua filosofia piena di umanità, di empatia. Che di questi tempi, e chiudiamo con l’ultimo imperdonabile cliché, non è poco. Spirito di cui questo album è portatore sano e non banale, così come gli ADM sono uno dei gruppi più particolari di questa scena.

“Il contrario di annegare”, ma con l’acqua alla gola. Il contrario di annegare che non è galleggiare, che non sai neanche definirlo bene se non per negazione, ma sai che si può scoprire solo gridando e sudando insieme.

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