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RECENSIONE
16/09/2019

Sussurra ai cuori e alle menti, svolazzando leggera come una piuma, per poi non andarsene più: è la musica di The Leading Guy, all'anagrafe Simone Zampieri, cantautore di origini bellunesi, che ha scritto un'opera pop-folk composta da dodici lettere - “Twelve letters”, appunto - ognuna dall'umore differente e rivolta a destinatari ben distinti. Molto attivo all'estero, di recente è stato scelto da Elisa come opener di numerosi concerti, inoltre, ha preso parte al progetto Faber nostrum interpretando il brano “Se ti tagliassero a pezzetti”.

Le colorazioni della sua voce ossimorica, che graffia e accarezza allo stesso tempo, ricordano in parte quella di Kelly Jones degli Stereophonics, e in parte quelle di Jack Savoretti e Paolo Nutini, pur mantenendo una riconoscibilità nuova e fresca. Il secondo lavoro di questo artista offre all'ascoltatore momenti di calma e distensione, fatti per assimilare voracemente ogni sfumatura di ciò che ha inciso. Lo stile di The Leading Guy possiede una allure internazionale ed una indubbia propensione esterofila nella cura del sound e delle liriche, con un approccio delicato ma segnante, essenziale ma nodale. Dall'apertura con “Black” - brano dai toni cupi e ferali, che proseguono anche in “Oh brother” - fino al cambio di registro in “Times”, emerge una corrispondenza epistolare sapientemente architettata, che mostra in maniera tangibile il valore del tempo e dello spazio, in un'epoca di vacuità generalizzata e di incontri virtuali e fugaci, in cui tutto è evanescente. La prova che quando il talento incrocia la passione non può che nascere qualcosa di notevole.

Tracklist

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