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RECENSIONE
24/06/2019

Credo che “Guerra e mare” sia stata ispirata dalla famosa citazione di Tenco. Alla domanda sul perché scrivesse sempre canzoni tristi, il famoso autore genovese rispose che, quando era felice, preferiva andare al mare. Con le debite proporzioni –tornato da un week end in Liguria - anche il sottoscritto si chiude in camera per scrivere questa recensione. La mood è la stessa che pervade l’album: quel sapore agrodolce che nasce dall’unione della malinconia per qualcosa che è finito ed il suo stesso, piacevole, ricordo.

“Quando finisce la festa“ è il primo album di Angelica, ex cantante dei Santa Margaret, formazione fondata in seguito all’incontro con Stefano Verderi, chitarrista delle Vibrazioni. Il debutto solista, pur comportando complicazioni artistiche ed emotive, ha, a mio avviso, decisamente segnato un passo avanti nella carriera dell’autrice monzese. Con Il passaggio dal “narratore esterno” (frutto della convergenza di più teste pensanti) al “narratore interno”, i testi hanno guadagnato di credibilità. I temi trattati, insomma, rimangono sempre gli stessi, ma si adagiano nei versi con una rinnovata freschezza.

Provate ad ascoltare “Domenica e lunedì”, analizzatene le parole. È una canzone che. per immediatezza, ricorda Calcutta. Angelica s’inserisce a pieno in quel nuovo filone di cantautorato (itpop) tendenzialmente dominato da uomini. L’accostamento con Levante che urla “che vita di merda” nel bel mezzo di un party sorge naturale, ma l’ex voce dei SM ha potuto contare sul supporto di una vera e propria superband composta da Massimo Martellotta e Fabio Rondanini dei Calibro 35, Teo Marchese e Ivo Barbieri di Ghemon, Daniel Plentz dei Selton ed Adriano Viterbini (senza contare i cameo di Anna Viganò e Miles Kane).

Turnisti d’eccellenza che si sono prestati alla causa, si sono cimentati con un genere che non gli compete arricchendolo di sfumature e sonorità inaspettate (tastiere anni 80, momenti elettronici, chitarre indie-rock), Il risultato è un sound cucito su misura per Angelica, orecchiabile, che allergerisce il contenuto denso delle sue strofe. Un pop malinconico ma colorato, dall’animo vintage, Una prima prova d’autore, tanto catchy quanto profonda.

Tracklist

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