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album A Moon Daguerreotype - Goodbye, Kings

Goodbye, Kings

A Moon Daguerreotype

2019 - Strumentale, Sperimentale, Post-Rock

RECENSIONE
03/07/2019

Apparentemente un disco come "A Moon Daguerreotype" parrebbe essere una montagna invalicabile, visti i molteplici suoni, i plurimi rimandi e i moltissimi "echi" di opere e stili che si possono avvertire nel lavoro dei Goodbye, Kings. Ma questa è solo un'apparenza, giustappunto, dettata dalla mole, dalla densità e dalla qualità del lavoro del gruppo lombardo che, ancora una volta ci stupisce e, in un certa qual misura, ci annichilisce. Per comprendere meglio le nostre parole basta, diciamo così, ascoltare la quarta traccia, "Phantasma". Ecco questo pezzo è un'utile cartina di tornasole per "leggere" l'intero disco. Qui i Goodbye, Kings infatti cesellano i suoni e, soprattutto gli arrangiamenti, con la grazia che solo pochi hanno: non ci sono effetti o effettacci nel post-rock ad alto tasso di sperimentalismo dei lombardi. E proprio ciò, ovvero un post-rock oscuro, anzi profondo venato del più puro e squisito amore per la sperimentazione, ad essere la cifra stilistica di un album non semplice certo ma neppure invalicabile come la montagna, mistica chiaramente, con cui abbiamo aperto la nostra recensione. Ecco allora che in pezzi come "Giphantie" si assiste al "miracolo" di una musica al tempo stesso personalissima ma anche piena zeppa delle suggestioni di altri gruppi, in un continuo dialogo che non fa che arricchire "A Moon Daguerreotype". Album che, fuor di metafora, è il più classico dei (bei) viaggioni che, almeno una volta nella vita è utile intraprendere.

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