13/08/2019

Se dico Sacramento a cosa pensate? Si, certo, la calda e assolata California, bravi tutti, ma del lido Sacramento di Siracusa ne avete mai sentito parlare? Perché è proprio da lì che viene Stefano Fileti, leader dei Sacramento, coadiuvato da Stefano Palumbo al basso e Alessandro Franchi alla batteria. Cos’hanno in comune? Il mare, esattamente. Tutti e tre vengono da luoghi di mare e, insieme hanno costruito il loro “Lido” dove tutto, ma proprio tutto, è meravigliosamente, strutturato, architettato, condensato in una patina nostalgica di synth analogici anni ’80 – senza mai eccedere- e chitarre riverberate, eteree. Atmosfere decisamente Lo-Fi.

Dopo la pubblicazione di tre singoli, "Love", "Bed & Toothbrush" e "At The Skate Rink”, i Sacramento si presentano al grande pubblico con un lavoro (fuori per l’etichetta La Tempesta International) che stuzzica i sensi. “Lido” non è soltanto un disco da ascoltare, è anche un disco da bere; come hanno dichiarato gli stessi membri della band, se l’lp fosse un cocktail sarebbe certamente un margarita da bere, magari, seduti in riva al mare o a bordo piscina. Essi perché le atmosfere evocate, sussurrate, abbozzate, i suoni morbidi e accennati, ci trasmettono calma, languore e – perché no- anche un leggero velo di malinconia, come la traccia d’apertura, “When They Fall” o la meravigliosa “Why D’You Die?” con Colapesce alla voce - intervallate dallo shoegaze glitterato di “Awesome Dude” (che vede all’opera Carlo Barbagallo alla chitarra, autore dell’intera masterizzazione del disco ai Noja Recordinds Studios) - oppure la title track “Lido” in cui le pause e le ripartenze creano la tensione emotiva del brano. Non mancano nemmeno conturbanti venature post rock come in “Spacetrip” - col featuring di Anna Viganò aka Verano – senza, però, mai lasciare nell’angolino i synth. La mastodontica e onirica “A Cowboy In Shamokin” colma di riverbri, spicca per il cambio ritmico esattamente a metà e in coda, trasformando il brano in un vivace space funk. “At The Skate Rink” e “Pizza Girl” sono i brani con synth più marcati. La title track, che di fatto chiude idealmente l’album (l’ultima traccia è una versione ridotta di “Why D’You Die?”) è, come abbiamo detto in precedenza, un continuo alternarsi di start and stop che contribuiscono ad evocare un’atmosfera sospesa nel tempo e nello spazio, metafisica, trascendentale, a tratti decadente.

L’opera Prima dei Sacramento è un lavoro riuscitissimo. Le atmosfere Eighties si mescolano con gli ascolti dei tre membri del gruppo - Mac De Marco, Alex Cameron, Connan Mockasin per intenderci - riuscendo ad elaborare un prodotto che suona molto internazionale pur avendo un’anima italiana. I testi, surreali e che corrono avanti ed indietro tra riferimenti sui generis e familiari, la cui contrapposizione è spesso divertente o spiazzante, si appiccicano ad una ritmica essenziale, desertica, a sostegno di melodie semplici ma efficaci. Insomma, i presupposti perché i Sacramento siano la “next big thing” nostrana ci sono tutti. Nel frattempo preparatevi un drink, rilassatevi, lasciate che tutto fluisca e immergetevi in queste atmosfere nostalgiche e patinate.

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La recensione Sacramento - Recensione - Lido di Antonello Dascanio è apparsa su Rockit.it il 24/08/2019

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